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Festa della chiesa diocesana, l’omelia dell’arcivescovo di Trani

Di seguito il testo integrale dell’omelia di S.E. Mons. Leonardo D’Ascenzo, tenuta nei giorni scorsi nella Cattedrale di Trani, durante la solenne concelebrazione nella festa della Chiesa diocesana.

Gesù attraversa le strade di Gerico e c’è uno, di nome Zaccheo, che vuole vedere il suo volto.

Tutti lo conoscono, Zaccheo, come un ladro, capo dei pubblicani, ladri legalizzati, uno che ha fatto carriera, uno che ha avuto successo ma è inquieto, insoddisfatto. Ha sentito parlare di Gesù di Nazareth, amico di pubblicani e peccatori. Vuole vederlo!

Difronte a Zaccheo, possiamo dire di fronte all’uomo di sempre, Dio si pone in un modo particolare che Gesù, nel brano evangelico di questa sera, ci fa conoscere. Gli atteggiamenti che Gesù esprime nei riguardi di Zaccheo ci rivelano il volto del Padre:

  • Prima di tutto, Gesù alza lo sguardo, guarda dal basso verso l’alto: Dio si mette in basso per servire l’uomo.
  • Poi, Gesù è colui che vede per primo colui che si nasconde, che ha vergogna delle proprie manchevolezze: Dio è sensibile, scorge colui che è messo o si è messo ai margini, colui che si nasconde per vergogna, colui che non ha stima di sé e non si coinvolge, non si propone.
  • Ancora, Gesù lo chiama con il suo nome, Zaccheo, che vuol dire puro: puro è ciò che Dio vede in lui, ciò che lo chiama ad essere, a diventare.
  • Infine, Gesù invita Zaccheo a scendere subito perché deve fermarsi a casa sua: Dio ha fretta di incontrare l’uomo, oggi ,ha bisogno di stare proprio con colui che è isolato e lo ama cosi come è.
  • Questo è il volto di Dio che Gesù ci fa conoscere perché la Chiesa, la nostra Chiesa, possa esserne un riflesso autentico nel suo servizio alle donne e agli uomini di oggi. Tutto ciò attraverso un obiettivo da raggiungere, un dono da offrire, un impegno da vivere.

    Metterci in basso, a servizio; saper scorgere chi sta ai margini; vedere il positivo in ogni persona e situazione; sentire il bisogno di stare con chi è isolato: sono questi atteggiamenti che vogliamo domandare al Signore per essere una Chiesa che, come un albero di sicomoro di oggi, aiuta a vedere il volto di Gesù e a conoscere il cuore di Dio. È questo obiettivo che vogliamo raggiungere.

    “Dove giungono quelle acque risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà”. Applicando a noi quanto abbiamo ascoltato nella prima lettura dal profeta Ezechiele, siamo chiamati ad essere una Chiesa che dona vita in abbondanza ad ogni essere vivente, risana e fa fruttificare. È questo dono che vogliamo offrire.

    Una Chiesa che, come ci ha ricordato San Paolo nella lettera agli Efesini, edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare Gesù, cresce come costruzione ben ordinata in cui non ci sono stranieri né ospiti ma tutti sono concittadini dei santi e familiari di Dio. È questo impegno che vogliamo vivere.

    Un obiettivo da raggiungere, un dono da offrire, un impegno da vivere…

    Un augurio che ci scambiamo in questa celebrazione eucaristica nell’Anniversario della Dedicazione della Cattedrale, Festa della Chiesa diocesana.

    Sono passati esattamente sei anni dall’indizione del primo Sinodo dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. Era il 19 ottobre 2012.

    Nella presentazione al Libro Sinodale, Mons. Pichierri scrive: “Volli indire il Sinodo diocesano avvertendo l’esigenza di coinvolgere tutto il popolo di Dio nelle sue componenti di ministri ordinati, di persone consacrate, di famiglie e laici cristiani in un rinnovamento di vita ecclesiale secondo le istanze del Concilio Ecumenico Vaticano II, (…), e secondo le indicazioni di papa Francesco nella Lettera apostolica Evangelii gaudium.”

    Questa sera, vogliamo chiedere nella preghiera di sentirci tutti coinvolti come cittadini dei santi e familiari di Dio per realizzare quanto papa Francesco con insistenza ci invita a vivere e a testimoniare: la gioia del Vangelo (Evangelii Gaudium), la gioia dell’amore (AmorisLaetitia), la gioia della verità (Veritatis gaudium), la gioia della santità (Gaudete et exultate). È così evidente la strada tracciata finora dal Santo Padre che l’impegno e il contributo di tutti non può che andare proprio in questa direzione: una Chiesa che vive e manifesta la gioia, conseguenza dell’accoglienza nella nostra casa, come fece Zaccheo, del Signore Gesù.

     

    Continua Mons. Pichierri: “La Chiesa, mistero di comunione, per sua natura è missionaria… La sua struttura comunionale e missionaria è contestualizzata dal Sinodo nella realtà del territorio della nostra Arcidiocesi. L’anima della sua costituzione, è la santità. È necessario, pertanto, coltivare la spiritualità diocesana di comunione da parte di tutte le componenti del popolo di Dio della diletta Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.

    “Il metodo della nostra pastorale è quello della sinodalità: pregare insieme, riflettere e discernere insieme, agire insieme seguendo Gesù Cristo, Via che ci conduce al Padre sotto l’azione dello Spirito Santo.”

    Accanto a queste riflessioni dell’Arcivescovo mio predecessore, il Libro Sinodale al n. 44 dice che: “Si constata, talora, un certo ripiegamento su se stessi e un compiaciuto rispecchiarsi nelle proprie iniziative e attività che, sebbene spesso particolarmente proficue, si dimostrano sganciate da una pastorale organica e avulse dai programmi pastorali formulati dalle parrocchie e dalla Diocesi.”

    Ci chiediamo questa sera: cosa possiamo dire oggi di questa constatazione? Credo sia di particolare rilievo e continui a chiederci riflessione e impegno nell’affrontarla e superarla.

    È necessario, dunque, coltivare la spiritualità diocesana di comunione, avere come metodo della pastorale la sinodalità. Queste non sono semplici affermazioni teorico-marginali. Spiritualità è un concetto concreto, indica la vita concreta, quella di tutti i giorni, in ogni aspetto, animata dallo Spirito Santo. Ciò significa che questa vita, nella nostra Diocesi, non può che essere vissuta nella comunione da parte di tutte le componenti del popolo di Dio. Il metodo, nella pastorale, non può che essere quello della sinodalità e cioè seguire Gesù camminando insieme. Insieme pregare, riflettere, discernere, agire. Insieme, presbiteri, consacrati, laici, gruppi, movimenti, associazioni. Non ci sono strade da percorrere in modalità solitaria. Senza confusioni c’è bisogno di condividere i propri talenti, i diversi carismi, piuttosto che sfoggiarli autonomamente dimenticando che si è parte di una famiglia più grande, la Diocesi.

    Credo che sia più efficace e fruttuosa la convergenza/comunione di tante povertà piuttosto che l’offerta isolata e autoreferenziale delle proprie ricchezze, a livello di persone, di risorse, di qualità e competenze.

    Zaccheo ha una caratteristica che fa la sua fortuna, è piccolo ed è consapevole di esserlo, per questo si mette in ricerca, corre, sale su un albero...

    Domando al Signore, per tutti noi, sacerdoti, consacrati, laici e, in modo particolare per voi operatori pastorali, la grazia di riconoscerci piccoli, bisognosi gli uni degli altri, in comunione, sempre in ricerca, in movimento, consapevoli che su questo albero che è la nostra Chiesa locale possiamo vedere e mostrare con gioia Gesù. 

     

     

     

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