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Aggressione al 118 di Trani, uno degli operatori: «Ho avuto paura di morire»

In merito all’aggressione agli operatori del 118, il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche della Bat, in una nota stampa Giuseppe Papagni, ha riportato la testimonianza di uno dei sanitari aggrediti: «Allertati alle 6 circa per un codice rosso a Trani, al nostro arrivo, senza motivazione alcuna, veniamo aggrediti fisicamente e verbalmente dagli astanti che in seguito si identificano come parenti.

Non riusciamo nemmeno ad avvicinarci al paziente perché in una frazione di secondo un ragazzo visibilmente agitato e alterato scaraventa me fuori dal locale facendomi cadere a terra, buttandomi addosso all'infermiera che mi seguiva. Rialzandomi cerco i miei compagni per poterci mettere in sicurezza ma erano già all'interno del locale. Contatto prontamente la centrale operativa di Bari per chiedere immediato soccorso da parte delle forze dell'ordine, ritento di entrare per sedare animi e soccorrere il paziente ma l'estrema situazione di pericolo costringe me e l'infermiera a rifugiarci in ambulanza.

Ricontatto la centrale operativa di Bari che nonostante invocassi aiuto non mi rassicura all'arrivo dei soccorsi. Il nostro autista e il nostro soccorritore sono all'interno del locale in preda alla confusione che regna, in preda all'ira del ragazzo che dice di essere il figlio del paziente e in preda alle urla della figlia dello stesso che ci accusa del ritardo nel soccorso.

Non so come riescono i nostri colleghi, autista e soccorritore, ad uscire dal locale dopo essere stati strattonati e aggrediti fisicamente e con loro il paziente sulle proprie gambe. Viene portato in ambulanza dal figlio, credo, che continua insieme al padre ad inveire contro il mio autista. Riusciamo ad allontanarci con il mezzo diretti al pronto soccorso di Trani chiedendo, invocando ancora la centrale operativa all'invio di pattuglie di polizia o carabinieri, anzi comunico alla centrale operativa che sto rientrando con un codice 5.

Giunti in pronto soccorso, incrociamo casualmente una pattuglia di carabinieri che si trovava lì per altro intervento. Invito caldamente i carabinieri a non allontanarsi spiegando che siamo in pericolo e che siamo stati aggrediti, tanto che da lì a poco arriva il figlio del paziente che inveisce e si scontra verbalmente con i carabinieri stessi.

Consegniamo il paziente al collega di pronto soccorso senza poter dare notizia alcuna sul suo stato essendoci stata impedita la visita e la valutazione clinica del caso.

Ci allontaniamo dal pronto soccorso rifugiandoci letteralmente nelle nostre stanze e in accordo con la centrale operativa dichiariamo non operativa la postazione di Trani per poterci permettere di farci visitare e refertare dai colleghi di pronto soccorso per le aggressioni subite.

Mai in 14 anni ho avvertito così tanto la sensazione di pericolo, di terrore e forse di morte».


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