«Io sono stata precaria per 11 anni – ci ha raccontato una pediatra, Angela Rita Balenzano, di Bari. Non sono stata inclusa nella prima stabilizzazione, quella voluta da Gorgoni, anzi sono stata l’unica esclusa. Ho aspettato per tanti anni. Sono sempre stata richiamata da avvisi pubblici, ho cambiato più ospedali dell’Asl Bt. Finalmente siamo arrivati a questa conclusione meritata e dovuta. Credo che la continuità assistenziale sia dovuta soprattutto ai pazienti».
Questa una delle dichiarazioni raccolte stamattina dai cronisti, nella sala riunioni dell'ospedale di Trani, tra gli stabilizzati della Asl Bt, molti dei quali hanno festeggiato con i propri bambini in braccio la firma del contratto a tempo indeterminato. Una generazione che, quindi, vivrà un futuro più "sicuro", meno precario.
«Ho vinto il primo avviso in oftalmologia nel 2008 e ho firmato una ventina di contratti fino ad oggi – ha detto Valentina Canfora -. I concorsi sono stati bloccati quindi io non ho potuto mai partecipare ad un concorso: lo Stato non mi ha mai consentito di fare il lavoro da medico, per cui avevo studiato. A un certo punto ti stanchi della precarietà, ma se sei capace ce la fai. Sono 10 anni che lavoro nello stesso ospedale, è un passo per me importante. Noi siamo pochi rispetto al numero di pazienti che accogliamo, questo è a svantaggio sia del medico che del paziente. Le previsioni non sono rosee: ci saranno sempre meno medici e sempre meno infermieri».
Tra le precarie stabilizzate questa mattina, anche due donne incinta, Simona Fregnan e Sara Basile, dietiste presso l’ospedaletto di Trani, precarie anche loro da parecchi anni. «Partorirò tra qualche giorno, quindi sono doppiamente felice» ci ha detto una di loro.









