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Estorsioni a Trani, da Bitonto il verdetto finale: sette condanne ed un'assoluzione. Riconosciuto il metodo mafioso per tutti

Il Gup di Bari, Rosa Anna Depalo, ha emanato le sentenze al termine del rito abbreviato, celebratosi nell'aula bunker di Bitonto, che vedeva alla sbarra otto imputati della banda degli estorsori di Trani oggetto di due diverse operazioni- denominate Point Break 1 e 2 -, unificate in un unico procedimento penale nell'ambito del corposo fascicolo aperto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, in collaborazione con la Procura della Repubblica di Trani.

Il verdetto è di sette condanne ed una assoluzione. La pena maggiore, di 5 anni e 4 mesi di reclusione, è stata inflitta all'albanese Irir Gishti, difeso da Mario Malcangi e Domenico Loprieno. Per il capo della banda, Vito Corda, in quanto collaboratore di giustizia, il giudice ha disposto 4 anni e mezzo. Suo fratello, Giuseppe, difeso Malcangi e Loprieno, è stato condannato a 3 anni e mezzo.

Fra gli altri sodali, 4 anni e 8 mesi a Nicola Pecorella, mentre il fratello, Pasquale, è stato assolto. Entrambi sono stati difesi dall'avvocato Claudio Papagno, legale anche di Michele Di Feo, condannato a 3 e 8 mesi.

Nicola Petrilli, difeso da Angelo Scuderi ed Ernesto Pensato, è stato condannato a 3 anni, mentre Pasquale Pignataro, in quanto collaboratore di giustizia, ha avuto 4 anni e 4 mesi.

Il pubblico ministero della Dda, Giuseppe Maralfa, ha chiesto ed ottenuto il riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso per tutti i condannati.

Le sue richieste andavano da 2 anni e 8 mesi a 8 anni di reclusione: rispetto a quelle il giudice, ha aumentato le condanne di Vito e Giuseppe Corda e Nicola Petrilli, e ridotto quelle degli altri imputati.

Agli imputati veniva addebitato il reato di estorsione pluriaggravata in concorso, con l'aggravante del metodo mafioso ed altri capi di accusa. Le estorsioni oggetto dell'inchiesta, una consumata e le altre tentate, riguardarono attività della ristorazione, imprenditoriali, del settore immobiliare e lapideo.

Sono ben 17 le parti offese, fra imprenditori e cittadini a vario titolo, oggetto delle estorsioni. A Bari il Comune di Trani non è stato parte civile, in quanto la richiesta era stata respinta dal Gup, mentre a Trani lo è stato.


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