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Ex ospedale di Trani, il Movimento riscatto nazionale: «Petizione per riaprirlo»

Il Movimento riscatto nazionale con la presente petizione popolare denuncia il gravissimo attacco alla sanità pubblica attraverso la spending review, provvedimento che si inserisce in una manovra di governo europeo dell’economia continentale e che sta attaccando fondo diritti, lavoro, redditi, pensioni e salute di milioni di lavoratori italiani ed europei, con un taglio della spesa pubblica di 4,5 miliardi nel 2012, 10,5 nel 2013 e 11 nel 2014, mentre nel 2016 (il ministro dell’Economia era Pier Carlo Padoan) il governo ha tagliato 18 miliardi di spesa pubblica, a cui si aggiungeranno altri 7 miliardi di tagli nel corso del 2016, per un totale di 25 miliardi di risparmio sulla spesa pubblica del 2016.

Egli ebbe il coraggio di affermare: «Abbiamo tagliato talmente tanto che è difficile andare oltre» ma toccato il fondo effettivamente si può solo scavare (la fossa agli italiani), fino a giungere ai giorni d’oggi. Il governo attuale si accinge a percorrere la stessa strada per neutralizzare 12,4 miliardi nel 2019 e 19,1 miliardi nel 2020.

Le restrizioni esasperate, le azioni di razionalizzazione richieste dal processo di spending review, interessano le principali aree della organizzazione del sistema nazionale: la spesa farmaceutica; la spesa per gli acquisti di beni e servizi; la spesa per il personale; l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati.

Le Regioni hanno promosso la revisione dei modelli organizzativi e dei modelli produttivi per raggiungere gli obiettivi di contenimento della spesa richiesti dalla spending review deliberando numerose linee di indirizzo per le aziende e gli Enti del Ssr non curandosi del danno sociale che si sta arrecando al paese.

I tagli più eclatanti, per le conseguenze immediate e future nella vita reale dei cittadini meno abbienti, sono al Servizio sanitario Nnazionale, finalizzati non solo a ridurre drasticamente personale impiegato, posti letto, infrastrutture, servizi, medicine, vitto e quant’altro, ma ad avviare la sua privatizzazione, passando dal servizio solidaristico e universale a quello per censo, sul modello americano delle assicurazioni e delle cliniche private.

Le conseguenze concrete di queste scelte iniziano a farsi sentire sia a livello nazionale, sia sui nostri territori, prospettando un presente e un futuro spaventoso per la salute e la sicurezza sanitaria delle fasce sociali già colpite duramente dalla crisi.

Spending review, gli interventi in sanità (Ministero della sanità)

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 6 luglio il decreto legge “Disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati” (spending review).

Di seguito vengono illustrati gli interventi in campo sanitario.

L'analisi della spesa sanitaria delle diverse Regioni, delle singole Aziende sanitarie locali e ospedaliere ha evidenziato una notevole variabilità dei costi sostenuti per l'acquisto di beni e servizi sanitari, e non sanitari, di farmaci e di dispositivi medici.

Ciò ha suggerito l'opportunità di concentrare gli sforzi per una riduzione dei costi sanitari soprattutto nei seguenti capitoli di spesa:

1) condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi;

2) spesa per farmaci;

3) spesa per dispositivi medici;

4) acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati.

Il risparmio stimato è di 1 miliardo di euro per il secondo semestre del 2012, 2 miliardi per il 2013 e 2 miliardi per il 2014. Nel decreto è prevista la possibilità di rimodulare entro luglio insieme alle Regioni il tipo di interventi sulla sanità per il 2013 e il 2014, fermo restando il saldo complessivo del risparmio da ricavare, attraverso l’intesa sul Patto per la Salute.

Condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi

La misura adottata prevede la rideterminazione degli importi e delle prestazioni previsti nei singoli contratti di fornitura nella misura in riduzione del 5% a decorrere dall'entrata in vigore del decreto legge e per tutta la durata del contratto. Tale misura straordinaria è finalizzata ad anticipare già nel 2012 la manovra sui beni e servizi prevista dal decreto legge 98/2011 la quale esplicherà pienamente i suoi effetti a decorrere dal 2013 e sarà basata sull'obbligo per le centrali di acquisto di tenere conto dei nuovi contratti dei prezzi di riferimento che via via l'Autorità di controllo sui contratti pubblici renderà noti e disponibili.

Per i contratti già stipulati è prevista invece una rinegoziazione tra Azienda sanitaria e fornitori, ovvero la possibilità di recesso da parte della struttura pubblica, nel caso di significativi scostamenti (20%) tra i prezzi in vigore e quello di riferimento, e ciò in deroga all'articolo 1171 del Codice civile.

Un ulteriore contributo alla revisione della spesa verrà dall'accelerazione dei processi di razionalizzazione delle reti ospedaliere che le Regioni sono chiamate a realizzare, in modo da evitare duplicazione di funzioni e mantenimento di presidi sottoutilizzati, nei quali comunque oggi si registra un eccesso di consumi per beni e servizi. In tal senso il decreto legge prevede una riduzione dello standard di posti letto portandolo a 3,7 per 1000 abitanti, di cui però lo 0,7 resta vincolato alla lungodegenza e alla riabilitazione.

La Regione Puglia ha già tagliato un numero sproporzionato di posti letto, attraverso una profonda ristrutturazione della rete ospedaliera, aumentato ticket e costi del servizio sanitario, orientando l’utenza a rivolgersi alla sanità privata. A partire dal 6 luglio 2012 data di pubblicazione del comunicato stampa lacrime e sangue della regione Puglia segna un periodo buio e triste per la Puglia e per i suoi cittadini.

Nella nostra città, la scure della spending rewiev è giunta anche sulla nostra città e sui cittadini di Trani, a seguito dell’ufficializzazione del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano il quale ha formalizzato la chiusura definitiva dell'ospedale di Trani, si fa presente da circa un decennio i contribuenti tranesi assistono allo smantellamento reparto per reparto inerti, dalla ginecologia che sta portando all'estinzione il popolo tranese fino all'epilogo, la chiusura del pronto soccorso.

Con delibera n° 2189 del 27/12/2018 , la Asl Bat, in esecuzione del piano regionale, ha deliberato la chiusura anche dell' ultimo baluardo del nostro ospedale, cioè il pronto soccorso.

Con questo provvedimento, oltre a sancire la chiusura del pronto soccorso, la Asl:

1) istituisce una "postazione fissa medicalizzata " si sostituisce il pronto soccorso con due ambulanze gestite da servizio 118;

2) disattivata la direzione sanitaria di Trani;

3) elimina anche la radiologia ospedaliera, assegnandola al distretto;

4) elimina il presidio ospedaliero "Trani - Bisceglie" trrasformandolo in esclusivo "presidio ospedaliero di Bisceglie con densità di popolazione pari a quella tranese".

Riprendiamoci le chiavi di casa nostra: quali cittadini titolari di diritti abbiamo il dovere di reagire... Una città / provincia che conta quasi 60.000 mila abitanti, duplicati nel periodo primaverile – estivo, non può non avere il suo ospedale con tutti i suoi reparti. Logisticamente Trani ha una posizione centrale anche per la realizzazione di un eliporto medico, visto che il primo utile è a Matera, gode di uscita autostradale, nonché statale SS. 16 Bis, ferrovia primaria e tutti i servizi annessi.

I sindaci e le amministrazioni che si sono susseguite in tutti questi anni, hanno sempre preferito il dialogo istituzionale con la regione e governi. Il conflitto e la "cagnara politica tra partiti" non possono sostituire le pratiche della democrazia per la partecipazione diretta dei cittadini.

Ma di fronte al fatto che la parola data non è stata rispettata, i tranesi sono stufi di perdere pezzi dell'assistenza sanitaria oltre che subire l'estinzione demografica in quando non essendoci più la ginecologia non nascono più tranesi, non potranno contare neanche del servizio di un pronto soccorso. Quindi, abbiamo il dovere di mobilitarci e riscattarci.

Chiediamo

-l’abolizione di questo ddl, proposto dal governo Monti e approvato da una maggioranza bipartisan. Le risorse per la migliore gestione e l’estensione del servizio sanitario pubblico ci sono, ma sono dirottate a favore di un debito totalmente illegittimo verso banche (vedi Monte dei Paschi di Siena o Etruria), agenzie finanziarie, grandi industriali, spese militari, opere inutili (Tav, autostrada tirrenica, ecc.);

-al governo centrale, un’altra politica sanitaria, attraverso il potenziamento di tutto il servizio sanitario nazionale pubblico, la garanzia dei livelli di assistenza sanitari universali e gratuiti;

-alla Regione Puglia, di fermare la riorganizzazione in atto non operando “tagli lineari” su strutture che spesso per i territori rappresentano l'unica risposta al bisogno sanitario e potenziare la sanità territoriale, la prevenzione primaria, la tutela dei diritti dei lavoratori sia del servizio pubblico che quelli in appalto; la reinternalizzazione dei lavoratori dei servizi sanitari accessori di pulizia, sanificazione, ristorazione, ecc. nell'organico delle aziende ospedaliere, garantendo i lavoratori attualmente in servizio;

-alla provincia di Barletta – Andria – Trani l’immediato ripristino / riapertura non solo del pronto soccorso dell’ospedale civile “San Nicola”, ma anche del pronto soccorso pediatrico “ospedaletto” con i relativi reparti con il ripristino di tutti i reparti chiusi. All’ospedale “San Nicola” deve ritornare in primis la ginecologia. Una città storica come Trani non può e non deve essere decimata. Quindi, a seguire, il ripristino di tutti gli altri reparti chiusi come la radiologia, medicina, chirurgia, ortopedia, day hospital, rianimazione.  Queste strutture ospedaliere non devono essere l’ennesima cattedrale nel deserto! Il sospetto è che quegli spazi saranno dati in mano alla sanità privata, cioè a pagamento per i cittadini di “serie a” che se lo possono permettere.

Vittorio Palmieri - Presidente Movimento riscatto nazionale


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