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Da cosa si riconoscono i «nuovi poveri» a Trani? Don Raffaele: «Quando vengono a chiederci la bombola del gas». Fra loro, anche ex poliziotti

Siamo in inverno e i nuovi poveri non possono permettersi più l'allaccio del gas: così vanno alla Caritas per chiedere una bombola con la quale accendere un fungo per riscaldarsi e, alternativamente, cucinare.

I nuovi poveri, anche a Trani, aumentano: impossibile contarli, complicato monitorarli, ma che la platea stia aumentando è un dato di fatto e lo si evince anche, e soprattutto, da questi tutt'altro che piccoli particolari.

A rivelarlo, don Raffaele Sarno, responsabile diocesano della Caritas e pioniere della mensa cittadina presso la parrocchia San Giuseppe, che proprio recentemente ha compiuto venticinque anni di ininterrotto servizio al prossimo e, purtroppo, crescente attività proprio in favore dei sempre più numerosi «nuovi poveri».

Nella prima fila della platea «ci sono persone che hanno perso il lavoro improvvisamente - spiega il sacerdote -, perché magari le aziende del loro settore sono andate in crisi e si ritrovano senza più un sostegno economico che permetta loro di andare avanti».

Il lavoro perso dei nuovi poveri non è solo figlio della crisi, ma anche errori personali: «Più di una volta mi ritrovo con persone che avevano un lavoro un lavoro stabile a tempo indeterminato, anche assunte in strutture statali - rivela don Raffaele -, per esempio ex poliziotti, e che, per errori che hanno commesso, si ritrovano improvvisamente disoccupate, senza famiglia, letteralmente in mezzo ad una strada».

Un altra spia che, sempre più frequentemente, denota le nuove povertà, si accende fra «i padri di famiglia che si sono separati e, dovendo corrispondere il mantenimento a moglie e figli - fa sapere il responsabile della Caritas -, con il loro stipendio non ce la fanno assolutamente più ad arrivare alla fine del mese».

Capitolo a parte è quello dei pensionati, il cui reddito è del tutto insufficiente per sostenere le spese di un intero mese, soprattutto d'inverno. Senza dimenticare coloro che, per tanti motivi, non si sono impegnati più di tanto anche a trovare un lavoro o a mantenerlo, «gente che magari vive di espedienti e piccoli lavoretti - spiega don Raffaele - senza un progetto di vita stabile e limitandosi a sopravvivere sbarcando il lunario».

Infine, i dipendenti da gioco patologico, che hanno dilapidato le fortune proprie «e mettono a ferro e fuoco quelle delle loro famiglie, pretendendo sostegno dai propri genitori anziani per giocare ancora e trasformando anch'essi nei nuovi poveri».

A tutte queste persone, al netto della mensa cittadina e del dormitorio per chi, almeno provvisoriamente, si ritrova anche senza un tetto, cosa può offrire la Caritas per alleviare in qualche modo le loro sofferenze? «Sicuramente mai soldi - premette don Raffaele -, perché, se li avessero, è facile immaginare che fine farebbero. Al contrario, un contributo per la bolletta, l'acquisto della bombola del gas, il buono per recarsi in un negozio di generi alimentari, capi di vestiario e genere di prima necessità offerti da persone di buona volontà».


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