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Immobili occupati a Trani, la nuova storia di via Olanda nasconde casi umani molto delicati: ecco perché, questa volta, sarà difficile intervenire

Due storie delicate, molto al limite, che si incrociano e rendono la nuova vicenda di via Olanda decisamente diversa rispetto a quella dello scorso giugno e, soprattutto, dall'esito quanto mai incerto.

Dallo scorso 8 gennaio, in una delle palazzine popolari di quella strada alla periferia nord della città, un nucleo familiare composto di tre donne e tre minori, di cui due bambine, ha occupato un appartamento ancora formalmente assegnato ad un 46enne.

La storia di questi è già particolarmente complicata. Da nove anni ha perso la mamma, con cui viveva lì, e vi è rimasto solo mentre il resto della famiglia (che adesso lo sta ospitando) vive altrove. La prosecuzione della permanenza in quell'alloggio non era stata per lui semplice, tra utenze non pagate già prima della morte della mamma ed altri problemi sopraggiunti.

Arca Puglia gli aveva notificato lo sfratto per elevata morosità e lui sembrava sul punto di lasciare. Forse aveva confida tale intenzione a qualcuno che, a sua volta potrebbe avere informato quelle tre donne (mamma e due figlie, con le tre bambine al seguito) della possibilità di entrare in quella casa: così è avvenuto, formalmente violando il domicilio in quanto si sono verificati, la forzatura della porta d'ingresso ed il subentro all'interno di un appartamento ancora abitato.

Il problema, adesso, è legato proprio alle due vicende che si incrociano. L'uomo, che non era noto ai Servizi sociali del Comune, e che da questi adesso è stato preso in carico, non ha ancora preso una decisione sul fatto se rinunciare o meno al suo alloggio.

Le donne, a loro volta, hanno con sé una bambina reduce da un delicato trapianto. Proprio per consentire quella operazione, avevano lasciato un altro alloggio popolare nel quale vivevano per trasferirsi a Bologna per un anno, il tempo utile per fare svolgere quell'intervento e seguire la bambina nella successiva degenza e riabilitazione: oggi, che sono di nuovo a Trani, anche loro hanno bisogno di un tetto, soprattutto per quella bambina.

L'assessore ai Servizi sociali, Debora Ciliento sta ricercando una non facile soluzione: le donne andrebbero via se l'assegnatario fosse realmente determinato a restare in casa e mostrasse di avere la capacità di gestire da solo la difficile situazione in cui si trova; lui tentenna e, soprattutto, non sporge denuncia.

Infatti, la vera differenza rispetto all'episodio della scorsa estate è che, in quel caso, la famiglia del nonnetto, cui fu sottratta la casa con la forza, aveva denunciato l'episodio ai carabinieri. Al contrario in questo caso, non essendoci alcun tipo di azione intrapresa da parte dell'interessato, per il momento va in scena soltanto una trattativa con la quale ci si augura di trovare una soluzione all'insegna del buon senso.

Se quell'uomo, poi, dovesse formalizzare la rinuncia all'appartamento, le occupanti resterebbero sì abusive ma, non avendo alcuna denuncia a carico potrebbero, come già In altri casi che si sono consolidati nel passato, rimanere in quell'appartamento sulla base di scelte che, eventualmente, maturerebbe Arca Puglia, che ne è formalmente titolare.

Di certo, da una parte e dall'altra, due drammatiche storie di disagio sociale, ed anche fisico, che non possono lasciare indifferenti e per le quali ci si chiede davvero come mai non sia stato possibile, per tempo, trovare le rispettive soluzioni prima che l'una andasse ad interferire pesantemente sull'altra, creando in questo momento enormi difficoltà operative e, soprattutto, non poco imbarazzo.


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