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«Ancora non mettono una bomba a Radio Bombo?». L'autore del commento era un sacerdote: la Procura di Trani archivia il procedimento

«ANCORA NON CHIUDETE O METTETE UNA BOMBA ALLA SEDE DI RADIOBOMBO??? QUALCUNO CI STA GIÀ PENSANDO SE CONTINUA DI 'STO PASSO!!!».

Il commento anonimo, scritto tutto in maiuscolo per conferirvi maggiore fermezza, rilasciato da un utente che si firma «Per caso», piomba sul forum del sito web dell'emittente, come un fulmine a ciel sereno, alla fine di altri commenti, a margine della prima intervista rilasciata dal nuovo arcivescovo di Trani, monsignor Leonardo D'Ascenzo, a Radio Bombo.

LA DENUNCIA E LA SCOPERTA

L'articolo è del 12 dicembre 2017, quando ancora il sacerdote deve essere ordinato vescovo e prendere successivamente possesso della cattedra della diocesi di Trani. Prospettandosi una minaccia vera e propria, per la prima volta nella sua storia Radio Bombo, difesa dal suo legale, Maurizio Sasso, ritiene di sporgere denuncia contro ignoti.

Le indagini dei Carabinieri consentono, in breve tempo, di risalire all'autore dei post grazie alle consuete informazioni che si possono fornire agli inquirenti: indirizzo Ip; data e orario del commento rilasciato. A sorpresa, si apprende che l'autore del post è Maurizio Musci, 44 anni, biscegliese, sacerdote.

LA DIFESA

Musci, difeso dall'avvocato Elisabetta Baldini, non nega di essere stato l'autore di quel commento, e di altri acclusi alla denuncia, apparsi anche su un altro articolo di quello stesso giorno, poiché ritenuti provenienti dalla stessa mano. Ed afferma, ascoltato dai carabinieri: «Mi colpì la notizia che riguardava il nuovo vescovo. Scorrendo i commenti, mi resi conto che alcuni erano offensivi nei suoi confronti, della Chiesa e di alcuni sacerdoti della diocesi. Perciò, nel mio primo commento, chiedevo alla redazione di Radio Bombo di eliminarli. I successivi miei commenti, come tutti gli altri, non avevano la finalità di ingiuriare o diffamare Radio Bombo, ma volevo solo giocare sulla frase "mettiamo una bomba a Radio Bombo". Predico quotidianamente la pace, non so cosa sia la minaccia, né ho mai avuto intenzione di minacciare alcuno, né tanto meno Radio Bombo, che continuo a seguire da buon lettore».

LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Raffaella De Luca, alla luce delle dichiarazioni rese dall'indagato, ritiene di archiviare la notizia di reato mancando la presentazione di apposita querela nel termine di tre mesi dai fatti avvenuti, e non ravvisando elementi di gravità tali da renderla procedibile d'ufficio, o elementi concreti per ritenere sussistente il reato ipotizzato.

La denuncia, in verità, era stata presentata nei tempi. E il legale dell'emittente, proprio alla luce delle sommarie informazioni rese dall'indagato, ritiene di proporre opposizione all'archiviazione per devolvere in beneficenza, alla Caritas, l'eventuale risarcimento.

L'OPPOSIZIONE

Secondo l'avvocato Sasso, «per sottrarsi alla responsabilità delle condotte assunte, l'indagato ha fornito una infelice giustificazione del tenore dello scritto, riferendo che il richiamo alla parola "bomba" rappresentasse un semplice gioco di accostamento al nome della testata giornalistica Radio Bombo. E, per altro verso, le funzioni sacerdotali assunte, e la sola qualificazione di prelato, non possono rappresentare nel nostro ordinamento una scriminante per escludere l'antigiuridicità delle condotte illecite contestate. Al contrario, l'istigazione a commettere reati di tipo dinamitardo costituisce un maggiore pericolo per la pubblica e privata incolumità quando proviene da soggetti che hanno acquisito un particolare "credito" e "seguito", nell'ambito di un'ampia comunità pastorale».

L'ARCHIVIAZIONE DEFINITIVA

Il Giudice dell'indagine preliminare del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura, ha a sua volta disposto, nei giorni scorsi, la definitiva archiviazione del procedimento, «non ravvisando, proprio dal tenore delle affermazioni riportate a commento dell'articolo, la sussistenza degli estremi del reato in contestazione, né tanto meno altre ipotesi di reità, per lo meno sotto il profilo soggettivo, anche sulla base delle dichiarazioni rese dall'indagato nel corso delle indagini preliminari».

L'articolo integrale sulla vicenda è sul nuovo numero del Giornale di Trani, in edicola.


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