Il primo incontro con lui circa un anno fa. Da allora una presenza sempre più costante, e soprattutto inquietante: si presentava nel negozio quasi sempre all'orario di chiusura nella parafarmacia e, ogni volta, chiedeva ed otteneva con fare minaccioso di depositare in quei locali medicinali proibiti da vendere, armi, munizioni, droga e banconote false da custodire.
Domenico Loprieno, il farmacista arrestato nei giorni scorsi per la detenzione sia presso la sua attività, sia nella sua abitazione di tutto questo materiale oggetto di indagine della Procura della Repubblica di Trani, assistito dall'avvocato Francesco Di Marzio, ha fornito ieri al Giudice per le indagini preliminari, Lucia Altamura, la sua prima versione dei fatti nell'interrogatorio di garanzia.
Il professionista, in particolare, ha chiarito di non conoscere l'uomo che l'ha letteralmente perseguitato, ma di poterlo riconoscere scorrendo foto segnaletiche.
L'indagato non sa chi sia e neanche di dove sia questo soggetto, ma si è detto certo che lui non avrebbe mai sognato di spacciare, né tanto meno possedere per sé droga, di cui non ha mai fatto uso, ed a maggior ragione armi, evidentemente incompatibili con la sua figura professionale.
Loprieno ha mostrato massima collaborazione verso gli inquirenti, tanto è vero che fu egli stesso, il giorno del suo arresto, a condurre i carabinieri a casa sua per consentire loro di rinvenire le altri armi ivi custodite.
Allo stato, in ogni caso, la sua posizione non cambia, il Gip ha convalidato l'arresto e Loprieno rimane ristretto nel carcere di Trani, mentre il suo legale, per il momento, non presenterà alcuna istanza.
L'indagine, peraltro, si prepara a decollare entrando quasi certamente in un giro della malavita che parte dai furti di medicinali e potrebbe, anche, giungere a reati contro il patrimonio e fatti di sangue, sul filo di quell'autentico arsenale scoperto nei giorni scorsi dai carabinieri.
