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Sogni e soldi buttati in mare: Trani, quando gli effetti del gioco patologico finiscono anche fra gli scogli

Da un mare di sogni ai sogni in mare. Cosa scatti nella mente di un giocatore dopo non avere vinto è difficile spiegarlo, ma è molto più semplice documentarlo se si pensi, per esempio, al tappeto di biglietti non vincenti che chiunque incontra entrando in una sala scommesse. All'interno di quei locali ci sono cestini in ogni angolo, eppure gli scommettitori gettano i tagliandi per terra poiché, probabilmente, il loro ragionamento è: «Ho perso, non mi serve più».

Pochi sono in grado, a quel punto, di considerare una foglio di carta termica o un gratta e vinci perdente un rifiuto da conferire correttamente nei luoghi deputati, ed allora ci si sbarazza di quelli che, da sogni, in pochi attimi si trasformano in delusioni, senza minimamente porsi un problema di carattere civico ed ambientale.

Domenica mattina, però, a Trani si è andati decisamente oltre ed uno scommettitore, dopo essersi portato con sé al molo San Nicola, da tutti conosciuto come «braccio», un grosso quantitativo di gratta e vinci di vari importi, e dopo averli tutti pazientemente grattati mentre era lì al mare, a prendersi il sole, li ha successivamente buttati fra gli scogli ed anche in acqua, fra l'indifferenza dei bagnanti, ma anche l'indignazione di uno che, dopo avere trovato quel tappeto di cartoncini fra gli scogli, li ha fotografati per documentare l'increscioso episodio.

Adesso bisognerà che qualcuno passi a ripulire, oppure che le maree cancellino quello spettacolo indecente, ma l'episodio sembra certificare il fatto che il gioco patologico e impulsivo non sia soltanto un problema economico e sociale, ma anche una fonte di danno per l'ambiente.


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