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Dialoghi di Trani, seconda giornata sull'Europa meticcia del 2019, il poeta al tempo dei social, la politica cui non partecipa nessuno e l'emergenza ambiente

Dopo l’inaugurazione di martedì, i Dialoghi di Trani sono entrati nel vivo con i primi interessanti incontri sul tema di questa edizione: la responsabilità.

La mattinata ieri si è aperta a Palazzo Beltrani con Valeriu Nicolae che, insieme alla giornalista Claudia Bruno, ha presentato il libro “La mia esagerata famiglia rom” parlando dell’identità di un popolo nell’Europa meticcia del 2019. Durante l’incontro grande attenzione è stata rivolta al concetto di stereotipi e alla difficoltà di eliminarli: «Il nostro cervello - ha commentato l’autore - funziona per stereotipi. Ma sono sicuro che la situazione possa cambiare. Penso che le nuove generazioni riescano ad adattarsi ai tempi e siano più aperte rispetto a quella passata. Sono molto ottimista: non rimarremo imbrigliati in questa situazione, ma per cambiare bisogna parlare in modo aperto e politicamente corretto». E uno dei pregiudizi maggiori riguarda proprio i rom e la loro mancanza di integrazione con la società locale: «Il fatto che i rom non si vogliano integrare – continua Nicolae - è un pregiudizio, non è la verità. Sicuramente la responsabilità è di entrambi, della società che deve prendere posizione contro il razzismo e dei rom».

Al centro del racconto c’è la storia della famiglia di Nicolae, la povertà estrema, i racconti legati alla sua infanzia e adolescenza, il ruolo delle donne spesso violate ma sempre punti di riferimento. Chiari riferimenti anche a problemi e situazioni di stretta attualità come i braccianti sfruttati nelle campagne, quasi “invisibili”, e all’ormai ex ministro dell’Interno: «Matteo Salvini non sarebbe diventato ministro se non avesse fatto leva sulle emozioni primarie della gente e sulla retorica: ha seguito la ricetta di altri come Trump».

Cambiando completamente argomento, la mattinata è terminata con “La responsabilità del poeta ai tempi dei tweet” con Vittorino Curci e Francesca Savino a cura de la Repubblica Bari. Il Dialogo è stato aperto con i versi famosissimi della poesia di Franco Fortini “Traducendo Brecht”: La poesia/ non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi. Da qui l’importanza dei versi poetici utilizzati anche sui social network. Pensiamo, infatti, a Instagram dove la poesia sta trovando nuova e forte diffusione, ma con il rischio di diventare orpello quasi vuoto.

Vittorino ha sottolineato così la differenza tra i social e la poesia: «Se pensiamo a Twitter, spesso le discussioni si riducono in chiacchiericcio, in parole che con il passare del tempo vanno perse. Diversamente, invece, accade con la poesia che deve essere un grido. Ed è questo che deve fare il poeta oggi». 

Durante la serata Vittorino Curci è stato protagonista di un reading dal titolo "La bottega della poesia" al Vecchio e il Mare. 

Di grande interesse, sempre in serata, la Lectio magistralis di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, dal titolo «La svolta. Dialoghi sulla politica che cambia».

Il magistrato ha riferito che «un'indagine dell'Istat di due anni fa, sulla partecipazione politica attiva dei cittadini, ha sortito un risultato veramente penoso: infatti solo l'8 per cento delle persone con più di 14 anni partecipano attivamente alla vita politica; la partecipazione alla vita sociale è tre volte tanto e la partecipazione politica passiva è del 70 per cento degli italiani con più di 14 anni. Questo vuol dire - ha spiegato - che c'è un enorme interesse passivo di persone che seguono la politica, ma un bassissimo interesse attivo di partecipazione alla vita politica. E queste sono le contraddizioni che riguardano questo aspetto del trinomio diritti-doveri-responsabilità».

«Oggi abbiamo un problema di crisi ecologica talmente spaventosa, talmente urgente e talmente olistica, cui nessuno si può sottrarre, che io lo metterei un tantinello prima rispetto a tutti gli altri». Così Elena Pulcini, sempre ieri sera, nel corso della seconda giornata dei Dialoghi di Trani, intervistata da Simona Maggiorelli, nell'ambito del dialogo che avrebbe dovuto prevedere, anche, la presenza di Salvatore Veca, su «Responsabilità, uguaglianza e sostenibilità: tre parole chiave per interpretare il futuro».

Secondo la docente di Filosofia morale, «è prioritario il problema ecologico perché, se non risolviamo quello, anche tutte le altre sfide, che pure sono importantissime, matematicamente non le risolviamo perché neanche arriviamo ad affrontarle».

Di conseguenza, sempre a detta del filosofo, «io sono convinta che uno sviluppo sostenibile è chiaro che debba tenere conto delle disuguaglianze, però io porrei la sostenibilità prima, anche con il rischio di sembrare impopolare, perché all'emergenza attuale nessuno può più sfuggire».

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