Nel gennaio del 2018 veniva annunciata da parte del sindaco la firma dell'atto di cessione gratuita in proprietà di Palazzo Carcano da parte del Comune all'Agenzia del Demanio.
La procedura di tale cessione fu dichiarata di urgenza, al fine di "non perdere il Tribunale", (almeno così dichiaro' il primo cittadino), ponendo il "Ministero e allo Stato nelle condizioni di poter continuare a stare a Trani nel migliore dei modi" nonché per consentire " di utilizzare le risorse per completare i lavori e restituirlo alla città".
La cosa sembro' strana, in quanto la destinazione del Palazzo Carcano è sempre stata quella di uffici giudiziari e tuttavia, da solo, non è stato mai considerato sufficiente dalla Autorità Giudiziaria per contenere tutti gli uffici del Tribunale.
Normalmente le decisioni in merito all'edilizia giudiziaria vengono condivise con la Conferenza Permanente per il funzionamento degli uffici giudiziari, composta dai capi degli uffici giudiziari e dai dirigenti amministrativi, e alla quale vengono invitati il Presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati e i rappresentanti dell'ente locale.
Per risolvere il problema delle difficoltà della attività giudiziaria, in quanto distribuita tra vari immobili, anche lontani fra loro, il Piano Urbanistico Generale, ha individuato l'area dell'ex Distilleria Angelini, la cui destinazione urbanistica è attualmente denominata EG - Edilizia Giudiziaria, come quella più adatta per la realizzazione di un unico immobile, all'interno del quale allocare tutti gli uffici, aule di udienza e archivi delle procedure civili, in modo che Palazzo Torres e Palazzo Carcano fossero destinati a tutti gli uffici, aule di udienza e archivi delle procedure penali.
La vicenda divenne torbida quando alcuni mesi dopo mi fu presentata in una seduta di Giunta Comunale, una proposta di deliberazione, firmata dal dirigente dell'Area Urbanistica e presentata dall'assessore al ramo ing. Tondolo, relativa ad un Programma Integrato di Rigenerazione Urbana (PIRU) depositato da parte dei proprietari dell'area ex Angelini, con il quale si prevedeva la realizzazione di fabbricati per civile abitazione, attività commerciali e servizi sui suoli di proprietà, a immediato ridosso del Castello Svevo e su via Romito, con una strada di accesso realizzata all'interno dell'area ex macello comunale.
Io non credevo ai miei occhi. Un fulmine a ciel sereno, di cui nessuno aveva conoscenza, né nella classe politica, né in città.
Quello che mi colpì immediatamante nella lettura della proposta di deliberazione fu una considerazione riportata in narrativa, che così enunciava: " Con delibera di Consiglio Comunale n.104 del 18/12/2017 è stato ceduto gratuitamente in favore dello Stato l'immobile comunale denominato Palazzo Carcano per la definitiva allocazione di uffici giudiziari nel territorio del Comue di Trani e pertanto si evidenzia la circostanza che le attuali previsioni del PUG (edilizia giudiziaria) per l'area de quo risultano negli effetti inattuali e che pertanto l'interesse del privato presuppone un intervento in variante al PUG".
Tale frase conteneva, a mio avviso, due affermazioni gravissime e una clamorosa omissione.
La prima affermazione riguardava la utilizzazione di Palazzo Carcano, che è sempre stato destinato ad uffici giudiziari e quindi con la cessione non si è aggiunto nulla alla programmazione in materia di edilizia giudiziaria, tanto da rendere "inattuali" le previsioni di Pug.
La seconda affermazione riguardava l'approccio metodologico al problema: si fa una variante di PUG perché vi è l'interesse di un privato, e preferisco sorvolare.
La omissione riguardava invece la mancata acquisizione del parere, a mio giudizio vincolante, della Conferenza Permanente in merito al cambiamento della destinazione urbanistica dell'area ex Angelini, che se effettuato di fatto stravolgerebbe tutta la programmazione vigente in materia di edilizia giudiziaria.
Tralasciando il contenuto di tutta la proposta di deliberazione, altra cosa che mi colpì fu il deliberato, che disponeva " di prendere atto della strategia urbanistica di Rigenerazione dell'area... che costituisce variante alle attuali destinazioni del PUG", nonché " di invitare il soggetto proponente... a presentare i contenuti della proposta del programma redatta ai sensi della L.R. 29/7/2008 n.21, con l'obiettivo di avviare l'intervento di pianificazione, a livello di Piano Urbanistico Esecutivo, dell'intera area urbana...".
In sostanza si trattava di approvare un mandato conferito dalla Giunta Comunale a presentare un Pue, su cui, di fatto, veniva acquisito un giudizio favorevole da parte della amministrazione comunale.
Ovviamente quella proposta non fu da me sottoscritta, nonostante fosse già stata firmata dal sindaco e da alcuni colleghi assessori.
Chiesi tempi per valutarla, volendone capire la genesi e il più profondo significato, e ne ritardai l'iter, tanto che non se ne fece più nulla. Almeno sino ad oggi.
Lo voglio dire chiaramente: vi sono strane coincidenze.
Un immobile ceduto allo Stato, al fine di completare il restauro e utilizzare un apposito finanziamento (?), di cui non vi è notizia, così come del restauro non c'è ombra da oltre diciotto mesi, pur trattandosi di uno sbandierato intervento imminente.
Una proposta presentata dal privato, ignota alla Commissione Permanente degli uffici giudiziari, che giace pericolosamente negli uffici dell'Area Urbanistica, su cui non è stato predisposto alcun doveroso rigetto, e magari è in attesa dell'ennesimo commissario ad acta, il che costituisce un classico negli ultimi tempi.
Alcuni dicono che a pensar male si commette peccato, ma a molti potrebbe sorgere il dubbio che la cessione gratuita del Palazzo Carcano e la presentazione della proposta dei privati, con i quali pare si stia "ragionando", abbiano fra loro una sospetta correlazione e una ambigua conseguenzialita'.
Se tali sospetti fossero fondati, saremmo di fronte ad un Alto Tradimento nei confronti della nostra Città, perseguito con la svendita del patrimonio pubblico cittadino, al fine di creare le condizioni per giustificare una variante di Pug per fini speculativi.
Onde scongiurare ogni pericolo di cementificazione, si rende doveroso deliberare in consiglio comunale il rigetto della proposta di variante, ovvero acquisire una istanza di archiviazione della stessa da parte dei privati con cui si sta "ragionando".
Dopo aver doverosamente rigettato la proposta di variante, si attivino i canali istituzionali con il Presidente del Tribunale e Commissione Permanente per conoscere le necessità e le volontà in ordine alla Edilizia Giudiziaria a cui quel suolo è destinato, per evitare di perdere tempo con "ragionamenti" inutili con i privati.
Io consiglio ai tranesi di buona volontà di stare attenti.
Tommaso Laurora - Vice Presidente Regionale Italia in comune


