La proposta di variante al piano particolareggiato Piano di Zona ex-lege 167/62, su aree individuate nel Contratto di quartiere Sant’Angelo (unità di minimo intervento 8) è stata, dapprima, al centro di una richiesta di sospensiva e rinvio del consigliere Francesco Laurora, a causa di una presunta carenza d'atti, respinta a maggioranza.
Il provvedimento prevede la realizzazione di due piastre commerciali su un suolo del contratto di quartiere in cui, essendo trascorsi oltre cinque anni dalla firma della convenzione, la stessa è decaduta e può determinare una modifica delle aree a standard, in particolare prevedendo la realizzazione di due piastre commerciali (una food ed una no-food).
Dubbi ha espresso in merito il presidente del consiglio, Fabrizio Ferrante, rimarcando nel suo intervento, dai banchi, le possibili contraddizioni del provvedimento - «è un Pue stranamente inserito nel contratto di quartiere», e dichiarandosi non soddisfatto dei chiarimenti resi dal dirigente dell'Area urbanistica, Francesco Gianferrini.
«Il cambiamento della destinazione commerciale è dettato dal mercato - ha replicato a sua volta il sindaco, Amedeo Bottaro -, ed io lo vedo favorevolmente, perché consentirà di rivitalizzare un'area rimasta abbandonata per trent'anni. Non siamo assolutamente snaturando l'idea originaria del contratto di quartiere, anzi probabilmente stiamo provando a realizzarlo in maniera migliore. Questo non è un provvedimento su cui si pone la fiducia e ognuno è libero di votarlo come crede. Io mi auguro che questo consiglio sia capace di fare passare questo provvedimento, ma è evidente che rispetto tutte le posizioni contrarie».
Emanuele Tomasicchio ha chiesto il ritiro del provvedimento, «per verificare che quei terreni non esprimano altre volumetrie e siano stati effettivamente espropriati. Inoltre, non si può approvare una variante ad un Piano di zona ex 167, innestato su un Prg del 1971 oggi non più vigente».
Il sindaco, dopo essersi confrontato con il dirigente, ha scelto di ritirare il provvedimento «per non compromettere il recupero dei crediti vantati presso le imprese con cui siamo in causa. La questione generale è complessa e va analizzata meglio per non prestare il fianco a imprevedibili conseguenze. Resta ferma l'indirizzo politico di questo provvedimento, che confermiamo in toto».
A determinare la scelta del primo cittadino, in particolare, l'intervento che lo aveva preceduto, da parte del consigliere di Trani a capo Maria Grazia Cinquepalmi, la quale ha potuto documentare in aula che «su quel terreno era stata già siglata una convenzione fra il Comune e l'impresa Manna, poi rinunciataria, e di conseguenza con l'impresa Scaringi, stipulata nel 2011. In forza di quella convenzione, tutt'oggi valida, il consiglio comunale non può modificare quell'atto unilateralmente, peraltro determinando variazioni volumetriche rilevanti rispetto al progetto oggetto della convenzione. Ciò innescherebbe, inevitabilmente, un contenzioso con conseguenze dannose, anche in considerazione del fatto che il Comune, da tempo, ne ha attivato uno proprio contro l'impresa Scaringi per il recupero degli oneri non pagati, o parzialmente versati».


