Raccontare una storia vera per sensibilizzare famiglie e ragazzi su un tema sempre attuale come quello della pedo-pornografia. Questo lo scopo del libro della tranese Nunzia Di Bari che fino ad oggi, 20 ottobre, sarà presente alla 71esima edizione della Buchmesse - Fiera internazionale del libro a Francoforte. “Liberi dagli artigli. Una storia vera di pedo-pornografia” (Schena Editore) sarà così a uno dei più importanti appuntamenti mondiali legati all’universo dell’editoria che ogni anno conta circa 250.000 visitatori.
Il libro fu presentato a Trani il 31 maggio a Trani presso la sede dell'associazione socio-culturale Archimede "Nino Todisco". In quell’occasione erano presenti Michele Camerino, maresciallo maggiore dei Carabinieri; Massimo Carrisi, medico psichiatra e Mariagrazia Marchese, giornalista.
Sarà una grande occasione per Nunzia Di Bari che potrà così far conoscere il suo libro d’oltralpe. E se pensiamo che tra gli ospiti quest’anno a Francoforte ci saranno scrittori del calibro di Ken Follett, Colson Whitehead e Margaret Atwood, è sicuramente un’importante vetrina.
Il libro parla di una storia vera iniziata quando il maresciallo Nick, comandante della stazione dei Carabinieri di Torre Annunziata, ricevette la visita di una mamma profondamente addolorata dalle confessioni del suo bambino. I componenti della banda di pedofili di Torre Annunziata adescavano bambini di prima elementare per violentarli sia all’interno della scuola, sia presso le loro abitazioni con l’obiettivo di produrre materiale pedopornografico da vendere a peso d’oro nel mercato internazionale. Quello fu il primo caso di pedofilia scoperto in Italia e i media ne parlarono per sei mesi.
I bambini coinvolti, pur essendo terrorizzati, impararono a fidarsi del Maresciallo che, con lodevole pazienza, riuscì a farsi raccontare le violenze subite per redigere le prime informative di reato. Nel primo grande processo il Tribunale condannò gli imputati a pesanti pene detentive ma, in attesa del giudizio di appello, furono scarcerati per decorrenza dei termini. Nel 2003 la sentenza divenne irrevocabile e l’anno successivo fu assassinata una delle mamme, Matilde Sorrentino, ribattezzata “Mamma coraggio”, per mano di un killer. Fioccarono nuove denunce da parte di altri bambini e nel secondo processo furono inflitte altre condanne. Gli indagati proposero ricorso appellandosi alla Corte di Cassazione di Roma che rigettò quanto richiesto e confermò in via definitiva le condanne.
