Il 12 febbraio 2014 erano stati arrestati in quattro con l'accusa di detenzione e spaccio continuato, in concorso, di sostanze stupefacenti. L'inchiesta, però, ha percorso binari paralleli con la scelta di due di loro di affrontare il giudizio, mentre altri due hanno optato per il rito abbreviato.
Proprio con riferimento a questi ultimi, la Seconda sezione della Corte d'Appello di Bari, riformando la sentenza del Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Trani, emessa il 5 novembre 2018 e da loro appellata, ha assolto Francesco Paolo Pecorella, di 45 anni, dalla imputazione ascritta di per non avere commesso il fatto.
Inoltre ha rideterminato la pena nei confronti del 46enne Benedetto Cancelliere a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Nel suo caso la Corte d'Appello ha apprezzato, con carattere di prevalenza, le circostanze attenuanti generiche già riconosciute a Cancelliere durante la camera di consiglio del rito abbreviato.
Il Gup di Trani aveva condannato Cancelliere a 4 anni di reclusione e Pecorella ad 1. Entrambi erano difesi dall'avocato Claudio Papagno.
L'operazione, a suo tempo portata a termine da Procura di Trani e carabinieri della locale Compagnia, si chiamò «Pony express», in occasione della quale i militari eseguirono quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Gli altri indagati dell'epoca, oggi imputati, sono Antonio Rizzi, di 42 anni ritenuto capo del sodalizio, e Giuseppe Annacondia, di 36, per i quali è in corso il dibattimento ordinario.
Rizzi è stato più recentemente protagonista di altri fatti di cronaca. Il 31 dicembre 2017 fu oggetto di un tentato omicidio nella pescheria di Trani in cui lavorava, per effetto del quale il responsabile è stato condannato in primo grado a 6 anni.
Ma Rizzi, a sua volta, è accusato di essere l'esecutore dell'omicidio di Francesco Di Leo, 39enne di Canosa di Puglia freddato il 3 luglio 2016 in una pescheria di Barletta, per sbaglio, al posto della vittima designata, che sarebbe dovuta essere il pregiudicato Salvatore Lattanzio. Anche questo giudizio è in corso.
E proprio Rizzi, con riferimento a Pony express, è ritenuto colui che utilizzava la propria abitazione, nella periferia nord di Trani, come luogo di incontro per “addetti ai lavori”, presso cui vendere la droga al dettaglio, o, più spesso, affidarla, già confezionata in piccole dosi, a fidati corrieri.
Questi ultimi, a bordo di auto e ciclomotori, provvedevano in maniera insospettabile a consegnarla “a domicilio” previa “ordinazione” telefonica, utilizzando un linguaggio convenzionalmente artificioso, allo scopo di eludere eventuali attenzioni da parte delle Forze dell’Ordine (“una birra sana”, “due chiacchiere al solito posto”, una pedana”, “ il fazzoletto”).

