Concorso in corruzione e spaccio di sostanze stupefacenti. È questa l'accusa con la quale è attualmente detenuto nel carcere di Foggia, per evidenti motivi di incompatibilità con quello di Trani, in cui lavorava fino a domenica scorsa, l'agente di Polizia penitenziaria T.A., 53enne di Trinitapoli.
Come riferito ieri, il poliziotto è stato sorpreso mentre introduceva, nella casa di reclusione di via Andria, 130 grammi di hashish e 3 di cocaina purissima, utili a confezionare circa 25 dosi. Inoltre, un portachiavi spycam con micro Sd, probabilmente utile ai detenuti per le videoregistrazioni di messaggi da inviare all'esterno. Il tutto era occultato in barattoli di gelatina per capelli, tanto che l'operazione è stata denominata Grease.
L'indagine è nata con un'attività investigativa della Polizia penitenziaria di Trani, diretta dal comandante Vincenzo Paccione, i cui agenti nelle ultime settimane aveva monitorato gli spostamenti del collega, e soprattutto le soste a Barletta: qui incontrava il padre di un detenuto, ed anche genitore e figlio sono adesso stati denunciati a piede libero per le stesse ipotesi dell'agente.
L'indagato si è giustificato affermando che era consuetudine fare da tramite per consegnare oggetti destinati dal padre al figlio, ricevendo in cambio alimenti e senza minimamente sospettare che, all'interno, ci fossero droga o altro.
Questo non ha evitato l'arresto in flagranza, su disposizione del Gip di Trani, in accoglimento della richiesta del Pm, Giovanni Lucio Vaira.



