Avrebbero violato la normativa in materia ambientale, rischiando anche di contaminare la falda. E questa è solo una delle ipotesi a carico dei titolari di un'azienda vinicola, sequestrata ieri dalla Guardia costiera di Barletta e Trani all'esito di un'attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani.
All'operatore commerciale vengono contestate, in particolare, anomalie nel funzionamento dell’impianto di captazione delle acque meteoriche ed irregolarità nelle modalità di trattamento e smaltimento delle stesse, direttamente drenate nella vasca di disoleazione.
L'autorità giudiziaria ipotizza, anche, la mancata effettuazione dei prescritti interventi di pulizia, manutenzione e/o sostituzione dei filtri di disoleazione ad opalescenza, nonché la presenza di una fossa biologica non autorizzata, oltre che non correttamente gestita.
La misura cautelare sull'impianto si lega alla necessità di evitare che il proseguimento dell’attività produttiva, secondo gli inquirenti, potesse perpetuare ed aggravare le conseguenze negative sull’ambiente circostante, ed in particolare sulle acque di falda.
I sigilli sono così scattati sia su una superficie di 4.300 metri quadrati, interna allo stabilimento, sia sulle aree esterne, riguardando 60 sili pieni, 5 vasche di scarico dell'uva, un fabbricato per la lavorazione dell'uva, una cisterna interna, una fossa biologica, 2 vasche di grigliatura e sabbiatura delle acque di prima pioggia, 7 pozzi per la dispersione delle acque meteoriche trattate nel sottosuolo.
I titolari dell’azienda sono stati deferiti alla compente Autorità Giudiziaria per violazione di norme del Testo unico ambientale.
