Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani ha archiviato la posizione delle due persone indagate per la vicenda della cava fumante di contrada Monachelle, in merito alla quale la Procura della Repubblica aveva aperto un procedimento per accertare il responsabile dell'inquinamento.
Il proscioglimento, con conseguente rimozione dei sigilli e dissequestro dell'area, è arrivato sia per il custode giudiziale del sito, cui si contestava l'omesso controllo, sia per il proprietario di un terreno confinante, attraverso il quale si accede alla vecchia cava, per presunti abusi edilizi.
Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Alessandro Donato Pesce, titolare del fascicolo, a conclusione delle indagini svolte aveva già richiesto l'archiviazione del procedimento a carico dei due indagati, ma il Gip inizialmente si era opposto richiedendo un supplemento di istruttoria, all'esito del quale è arrivata la doppia, definitiva archiviazione.
Le proprietarie del sito, a loro volta, si erano già viste accogliere con successo, presso il Tar Puglia, il loro ricorso contro l'ordinanza del sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, che aveva intimato loro di procedere alla messa in sicurezza e bonifica dell'area: alla luce del pronunciamento del tribunale amministrativo, non furono loro ad occuparsene non avendo in alcun modo la disponibilità del sito, oggetto di procedura fallimentare sin dal 1999.
Si chiude così, anche dal punto di vista giudiziario, peraltro senza avere mai accertato il presunto responsabile di quell'inquinamento, una vicenda che aveva fortemente preoccupato la città a causa dei fumi provenienti da quel sito, il cui rilascio era iniziato a settembre 2017: la cava fu localizzata il 19 settembre di quell'anno.
Dopo reiterate segnalazioni e crescenti mobilitazioni, la Procura di Trani aveva aperto un'inchiesta, disposto il sequestro penale dell'area (eseguito dai carabinieri del Noe) e fatto svolgere sopraluoghi, prelievi e analisi di materiale, in stretta sinergia con il Comune di Trani.
A novembre 2017 Arpa Puglia, all'esito delle sue analisi, aveva qualificato il sito «contaminato», a seguito «una forte concentrazione di idrocarburi pesanti che qualifica la sostanza sversata come una miscela di gasolio ed oli lubrificanti».
A seguito di successiva attività d'indagine sul sito, svolta a marzo 2018, il professor Francesco Fracassi, consulente tecnico della Procura, accertava che «le immissioni fumose in atmosfera non sono più visibili, sebbene il suolo sia ancora caldo così come evidenziato nella relazione di consulenza tecnica del dottor Manigrassi (consulente tecnico del custode giudiziario del sito, ndr). Verosimilmente, il fenomeno si è ridimensionato sia a causa del tempo trascorso, sia per le abbondanti piogge».
Lo stesso consulente della Procura disponeva di procedere «alla realizzazione di due trincee esplorative per meglio definire le cause delle esalazioni moleste provenienti dal sottosuolo della cava, nonché gli interventi necessari alla soluzione degli inconvenienti ambientali esistenti».
L'assessore all'ambiente, Michele di Gregorio, esprimeva così indirizzo politico per dare esecutività a quanto richiesto.
All'esito dell'imponente intervento svolto, dopo il sequestro, gli accertamenti ambientali, i carotaggi, le trincee esplorative e gli sbancamenti, si accertava che in quel sito sono stati smaltiti, in tempi non meglio precisati, solo plastica e vetro.
Il 19 settembre 2018, ad un anno esatto dalla sua localizzazione, l’amministrazione comunale confermò ufficialmente che le emissioni fumose si erano definitivamente interrotte.











