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Debito fuori bilancio di 80mila euro per un «difetto di comunicazione»: dovrà pagarli il Comune di Trani all'avvocato che aveva fatto vincere all'ente un'importante causa

È una delle conciliazioni più onerose che il Comune di Trani abbia dovuto chiudere negli ultimi tempi, rappresentato uno dei più corposi i debiti fuori bilancio degli ultimi anni. Segnatamente, il consiglio comunale lo ha riconosciuto nel corso della seduta dello scorso 3 luglio: la richiesta innanzi al giudice era stata di 150.000 euro, ma poi, grazie alla conciliazione, si è scesi a 102.000 e adesso, con l'ulteriore pagamento di una somma di 8.000 euro, si è chiusa una partita che sicuramente si sarebbe potuta risolvere in altra maniera se solo, fra le parti, ci fosse stata a suo tempo una maggiore chiarezza.

Il riferimento è alla lite, innanzi al giudice del Tribunale di Trani, nel giudizio promosso dall'avvocato Massimo Ingravalle, rappresentato e difeso dal collega Francesco Mascoli, con riferimento al pagamento della parcella professionale per l'attività svolta in difesa del Comune di Trani.

Ingravalle, lo scorso 30 novembre 2018, aveva proposto ricorso affinché si accertasse e dichiarasse che il Comune di Trani fosse obbligato al pagamento della parcella professionale per l’attività svolta, in sua difesa, in due giudizi innanzi al Consiglio di Stato.

Le cause, promosse rispettivamente dalla società Di Bari costruzioni e dalla signora Anna Protomastro, avevano avuto esito favorevole per il Comune di Trani.

All'esito dei giudizi favorevoli, il difensore aveva chiesto che il Comune di Trani venisse condannato al pagamento della complessiva somma di 150.000 euro, oltre accessori e spese di lite, dopo che i due incarichi di patrocinio gli erano stati conferiti con due determinazioni dirigenziali, del 13 gennaio 2016, che fissavano ciascuna 10.000 euro, comprensivi di Iva, il riconoscimento del compenso da liquidarsi in favore del professionista.

Il ricorrente, invece, chiedeva al Tribunale di condannare il Comune al pagamento di circa 150.000 euro non sulla scorta di quanto stabilito dalle determinazioni dirigenziali, bensì in base ai tariffari forensi vigenti.

L'avvocato Ingravalle, infatti, sosteneva «che non vi fosse mai stato alcun accordo o convenzione a disciplinare la misura del compenso, e quindi lo stesso doveva essere quantificato ai sensi delle vigenti tariffe forensi, tenendo conto del valore delle due procedure, rispettivamente di 9 e 31 milioni di euro».

Il Comune di Trani, costituitosi in giudizio con il responsabile del suo Ufficio legale, Michele Capurso, si è difeso affermando che «effettivamente non vi era stata alcuna sottoscrizione di convenzione, ma era stata raggiunta una intesa di massima, anche se non formalizzata dopo la proposta del legale, per effetto della quale il Comune gli avrebbe corrisposto i 20.000 euro già impegnati con le determinazioni di conferimento degli incarichi, nonché i 20.000 euro liquidati dal Consiglio di Stato a titolo di spese nelle sentenze favorevoli emesse a definizione dei due giudizi di appello, fissando così in 40.000 euro il compenso complessivo da liquidare al professionista».

Sempre secondo la ricostruzione del Comune, l'avvocato Ingravalle «si era disimpegnato dalla propria manifestata disponibilità alla definizione della vicenda nei termini sopra descritti, chiedendo l’integrale pagamento dei propri compensi da calcolarsi in base alle vigenti tariffe professionali, e successivamente aveva promosso l’azione legale».

Tra i 150.000 euro richiesti dal professionista ed i 40.000 proposti dal Comune, dopo ampia discusione il Tribunale proponeva la definizione conciliativa della lite per 80.000 euro, al netto della ritenuta d’acconto e degli accessori di legge, e di 8.000 euro onnicomprensivi a titolo di spese legali.

Si giungeva, così alla definizione di un pagamento di poco meno di 103.000 euro, di cui 20.000 già impegnati con le due determinazioni dirigenziali ed i restanti 83.000 sulla base di quanto conciliato con il giudice.

Riconosciuto il debito fuori bilancio, il dirigente del Settore legale e contenzioso, Angelo Lazzaro, Ha determinato anche il riconoscimento degli 8.000 finali, in favore dell'avvocato Francesco Mascoli, quali spese legali rivenienti dalla definizione conciliativa della lite.


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