«Così come è venuto la prima volta, per fare promesse che non ha mantenuto, il governatore Emiliano torni a Trani e rispetti quelli impegni».
Così Giuseppe Curci, segretario dell'associazione Articolo 97, che ieri ha dato il via alla mobilitazione in favore, se non della riapertura dell'ospedale San Nicola Pellegrino, almeno per il ripristino del Pronto soccorso, proprio nel solco di quanto, l'11 maggio 2018, si era impegnato a fare il presidente della giunta regionale: mantenerlo funzionante come Pronto soccorso, pur avendo un altro nome, con la disponibilità di almeno tre automezzi fra ambulanze medicalizzate e auto mediche.
E Raffaele Covelli, componente il direttivo del movimento, ha aggiunto: «Stiamo lavorando per dare trasparenza a quello che succede in città. Ed è veramente surreale entrare in quell'ex ospedale e pensare che lì non ci sia più niente, che sia stato svuotato un edificio così grande che ha segnato la storia della sanità in Puglia».
Era presente anche il sindaco di Minervino Murge (altra città penalizzata dal piano di riordino), Lalla Mancini: «Sono qui come uditore perché dobbiamo fare rete. Non dimentichiamo che al centro ci devono essere il cittadino e la salute. Dobbiamo pensare cosa offre il territorio e lavorare in sinergia.
Infine il consigliere comunale Emanuele Tomasicchio, fra i fondatori del movimento: «Scopo di questo incontro organizzativo è preparare una grande manifestazione che dobbiamo realizzare in una sala più grande, che possa accogliere più persone e dove abbiamo intenzione di invitare tutti, anche quelli che hanno determinato questa situazione. Noi abbiamo il dovere di invitarli, poi sta a loro venire o no. Noi cittadini possiamo essere calpestati, mortificati, umiliati, però un’arma ce l’abbiamo e la scadenza di quella cambiale sta per arrivare per quei signori. Questa battaglia io ed il miei amici non l’abbiamo mai mollata, ma la deve riprendere la città e dobbiamo incastrare il presidente Emiliano perché io gli ho notificato una diffida formale segnalandoli una serie di "porcherie" che sono state fatte, e che lui aveva il dovere di controllare, ma non l’ha fatto».





