Dalla fiamma ossidrica per blindare alla fiamma ossidrica per violare ancora. Dall'auspicato ripristino dello stato di diritto alla sempre più conclamata illegalità.
Poco meno di un anno fa, il 22 novembre 2018, la grande operazione di sgombero che coinvolse almeno cento operatori tra forze dell'ordine, polizia locale, vigili del fuoco, servizi sociali, 118 ed altri.
L'altro ieri, invece, è bastata l'opera di una sola persona per vanificare gli sforzi di quella mattina e ripristinare una situazione di abusivismo in una palazzina e, soprattutto, un appartamento davvero senza pace.
Siamo in via Olanda, nella periferia nord di Trani, e l'abitazione è sempre quella che, a giugno 2018, fu sottratta con la forza ad un nonnetto che viveva solo e, nel frattempo, era ricoverato in ospedale: una famiglia violò la porta dell'abitazione e ci rimase dentro fino allo sgombero forzoso del 22 novembre.
Quella mattina gli operatori di Arca Puglia blindarono la porta d'ingresso con le maniere forti, assicurandola con una lamiera che avrebbe dovuto proteggere quell'abitazione da qualsiasi ulteriore tentativo di intrusione.
Nel frattempo, l'istituto avrebbe dovuto riassegnarlo al primo avente diritto in graduatoria, perché intanto il nonnetto, uscito dall'ospedale, era andato a vivere in una casa alloggio a Margherita di Savoia e aveva scelto di rinunciare all'assegnazione di quelli immobile: quell'amara esperienza lo aveva segnato troppo, e forse concorse non poco a condurlo recentemente alla morte.
Nulla, però, avrebbe lasciato presagire il fatto che, l'altra mattina, qualcuno si presentasse con la fiamma ossidrica per aprirsi il varco in quella lamiera e forzare nuovamente la porta d'ingresso.
I movimenti, rumori, schiamazzi sicuramente saranno stati avvertiti da residenti e vicinato di quella palazzina, ma cosa aspettarsi da chi, un anno fa, aveva platealmente parteggiato per gli sgomberati, anziché gli sgomberanti?
E così l'altra mattina, prima che la polizia locale arrivasse, erano passate già quattro ore: alle 9 l'intrusione; alle 13 la constatazione dello stato dei luoghi. Troppo tardi per indurre la famiglia, che già si era sistemata all'interno, ad andare via: capofamiglia, moglie incinta e bimba minorenne. Tre occupanti, a breve quattro, che sempre più difficilmente si potranno mandare via da lì.
Una sconfitta per tutti, a cominciare da chi aveva effettuato quello sgombero forzoso un anno fa, con la ferma convinzione che, attraverso quell'azione, si fosse davvero ripristinato uno stato di diritto da tempo violato.
Sarebbe dovuto essere il primo passo verso un cambiamento di rotta, che la stessa Prefettura di Barletta-Andria-Trani aveva proclamato sia esprimendo il plauso per quell'operazione, sia annunciando maniere forti con riferimento ad altre situazioni di abusivismo nel territorio.
Ecco perché quello che è accaduto in via Olanda, l'altro ieri, sembra rappresentare una sconfitta di tutto questo, ed alla quale nessuno può dirsi estraneo.
A cominciare da un'Arca Puglia che davvero non si comprende come, in un anno, non sia riuscita effettivamente a fare sì che qualcuno, con pieno diritto perché legittimato, occupasse quell'appartamento nella legalità.
Adesso, invece, punto e a capo con il ritorno in campo di servizi sociali, Tribunale dei minori, Procura della Repubblica e tutti gli altri soggetti istituzionalmente preposti in casi di questo tipo.
Mentre proseguono le ormai pluriennali occupazioni di immobili pubblici in città: l'ex casa del custode della scuola Papa Giovanni XXIII, di proprietà comunale e nel frattempo chiusa per pericolo di crollo, occupata da una famiglia che, nel giro di tre anni, è emigrata dalla casa natale di Giovanni Bovio alla casa del custode della scuola Bovio, alla casa del custode della Papa Giovanni XXIII, passando per una settimana di vitto e alloggio in un B&B a spese nostre.
(foto di repertorio)




