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Se fa male, non chiamarlo amore, ieri l'evento dedicato al "Codice rosso". Toccante la testimonianza di una vittima: «Io, una torcia umana a causa di mio marito»

Divulgare i sani valori del diritto non solo agli avvocati e agli addetti ai lavori, ma anche a tutta la cittadinanza. Così, ieri, nella sala conferenze del Polo Museale di Trani, si è svolto l'evento "Se fa male, non chiamarlo amore" dedicato alla recente legge n. 69 del 2019, denominata “Codice Rosso”.

L'evento, organizzato dall'avvocato Luca Volpe, ha avuto il pregio di puntare l'attenzione, in termini giuridici e non, su una tematica purtroppo ancora troppo attuale. E per farlo, oltre a commentare il manuale sulle norme a tutela delle vittime di violenze domestiche e discriminazioni di genere, si è scelto di iniziare dalla storia di Pinky. Dopo anni di violenze, su di lei e sui suoi figli da parte del marito, la donna di origini indiane ha avuto la forza di denunciarlo dopo l'ultima, violenta aggressione. L'uomo durante l'ennesimo litigio nel 2015 le ha dato fuoco. Salva per miracolo grazie all'intervento dei vicini, ora Pinky racconta la sua triste storia per aiutare tutte le altre donne a denunciare. Perchè "Se fa male, non chiamarlo amore".

Altro momento toccante e significativo dell'incontro è stato l'intervento dei genitori dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani, ucciso nella strage avvenuta nel tribunale di Milano il 9 aprile 2015.

Prima degli interventi dei relatori, il sindaco di Trani ed il consigliere provinciale Bat hanno sottolineato l'importanza di realizzare eventi di tale portata. «È un tema di particolare importanza quello che stiamo affrontando - ha detto Amedeo Bottaro - per far capire alle donne che non sono più sole. Grazie al lavoro degli operatori sul territorio, manteniamo alta l'attenzione. Risale a pochi giorni fa ad esempio l'intitolazione di una targa donata dalla Fidapa in piazza san Francesco alle vittime di violenza». 

«Quella della violenza sulle donne è un'emergenza sociale - ha dichiarato Pasquale De Toma -. I dati sono inquietanti e aumentano le denunce perchè si ha il coraggio di dire basta. Anche l'uso improprio dei social network influenza l'impoverimento dei valori e quindi anche di conseguenza il rapporto di coppia».

L'evento, considerato soprattutto il calibro dei relatori presenti, è stato molto apprezzato. Sicuramente ben vengano iniziative di questo tipo, concrete e utili per affrontare un tema molto attuale e cercare di prevenire le violenze. Perchè "Se fa male, non chiamarlo amore".


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