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Sistema Trani torna indietro di sei anni e mezzo: la ricostruzione in aula del funzionario della Digos, partendo dall'incendio del capannone di Nicola Damascelli

14 settembre 2013. È la data in cui il capannone showroom del consigliere comunale Nicola Damascelli finì in cenere a causa di un incendio doloso.

Se ne è parlato nell'udienza di ieri del processo Sistema Trani, che vede imputati politici, amministratori, dirigenti e funzionari a vario titolo in due filoni di indagine unificati in un unico procedimento.

Il Pm, Marcello Catalano, ha ascoltato il funzionario della Digos di Bari, Michele Tisci, che con l'ex titolare del fascicolo, Michele Ruggiero, effettuò gli interrogatori.

Il punto di partenza fu proprio l'incendio del capannone e le conseguenti intercettazioni nei confronti di Damascelli ed altri.

La gara per la vigilanza degli immobili fu provvisoriamente assegnata alla Sicurcenter, per la quale avrebbe spinto Damascelli, e l'incendio sarebbe stata una ritorsione da parte di non meglio precisati soggetti legati alla Vigilanza notturna per il presunto torto subito.

La gara fu indetta dal segretario generale, Pasquale Mazzone, che nominò una commissione giudicatrice formata dal dirigente dell'Ufficio tecnico, Claudio Laricchia, dal dirigente della Bat, Yanko Tedeschi, e dal maresciallo di Polizia locale, Elsa Coppola, già tutti assolti dalle ipotesi di concorso in turbativa d'asta nel rito abbreviato stralciato dal processo.

Quanto al secondo filone, con indagini di Digos e Guardia di Finanza, tutto nasce da una segnalazione dell'ex dirigente dell'Area finanziaria, Grazia Marcucci, e conseguente denuncia del sindaco, Luigi Riserbato, per una lunga serie proroghe sotto soglia di servizi essenziali, in favore della Vigilanza notturna, nelle more dell'aggiudicazione definitiva della gara.

Tisci ha rriferito che a determinare gli impegni di spesa era il dirigente di quel settore, Antonio Modugno, con procedimenti istruiti dal funzionario dell'Ufficio appalti, Edoardo Savoiardo, e che trovavano sempre coperture di spesa, talvolta anche grazie a distrazioni di fondi da altri capitoli che avvenivano nell'Ufficio ragioneria.

Tisci ha fatto il nome dell'imputato Sergio De Feudis, provocando la reazione del suo difensore, Claudio Papagno, per il fatto che la denuncia fosse contro ignoti.

Infine i file audio che la stessa Digos ha messo a disposizione del Pm, Marcello Catalano, e degli avvocati, di alcuni interrogatori di Ruggiero e Tisci: le difese valuteranno, nel controesame, di verificare quanto le trascrizioni siano aderenti agli audio e, soprattutto, se il clima degli interrogatori sia stato effettivamente «collaborativo» come dichiarato in aula dal funzionario di Polizia.

Le prossime udienze sono state già calendarizzate per il 5 marzo, 19 marzo e 2 aprile.


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