Un dialogo inedito fra due autori di differenti generazioni attorno all'eredità di un approccio visivo innovativo. Red Lab Gallery/Miele di via Solari 46 a Milano continua a porre l’accento sul concetto dell’abitare con la mostra “Fra noi e le cose” a cura di Gigliola Foschi che mette a confronto Mario Cresci, maestro riconosciuto della fotografia italiana, con la capacità di ascolto, rielaborazione e trasformazione della fotografa pugliese, nata a Trani nel 1978, Novella Oliana, che modula la fotografia in una ricerca senza punti d’arrivo, in un percorso di riflessione che si dilata nel tempo.
Un confronto delicato e poetico fra due artisti che appaiono in profonda sintonia nell’interpretare il mondo circostante, ognuno attraverso la propria visione. Un dialogo proficuo in circa venti fotografie che, nonostante tematiche in apparenza diverse, è evidente tra la ricerca Lo spazio necessario (2016-2020) di Novella Oliana e la serie La casa di Annita (2003) di Mario Cresci.
Artista, docente e ricercatrice, per Novella Oliana, in perfetta sintonia con le ricerche di Mario Cresci, la fotografia è una continua ricerca, uno strumento di riflessione che si dilata nel tempo, che si approfondisce di gesto in gesto (come il tagliare, il cucire, il raccogliere piccoli sassi...) senza avere una meta prestabilita, ma che parte sempre da un punto che è profondamente radicato al suo essere, alla sua vita, vicino ai luoghi da lei amati. Novella Oliana attraverso la fotografia ha sviluppato in maniera più vasta la comprensione di mondi culturali differenti che interagiscono con il nostro, in particolare quelli del Medio Oriente e del Mediterraneo.
Nelle fotografie esposte a Milano tutto ragiona attorno al mare, dentro il mare, la sua storia, i suoi miti. Il mare come una parte di sé, la superfice acquatica come un testo da smontare e ricomporre, il Mediterraneo come un universo denso di riflessi, di apparizioni e scomparse, di isole che emergono e si inabissano nascondendosi alla vista come nel trittico Hypothése d’île.
Le immagini di Novella Oliana si offrono come narrazioni “aperte”. Le sue microstorie vanno ascoltate con attenzione. Per renderle attive nel nostro immaginario l’autrice sceglie di rimetterle in gioco sottovoce, in modo sommesso ma tenace (non a caso le sue immagini sono spesso di piccole/medie dimensioni e composte da dittici o trittici), si affida agli incontri, ai ritrovamenti dove ogni pezzo che si aggiunge si trasforma e si riscrive.



