Don Natale Albino, diplomatico della Santa Sede nella Repubblica Centrafricana, ci racconta la sua attività in Africa. Tra difficoltà e progetti umanitari, testimonia come sia sempre viva la parola di Cristo anche in condizioni di vita molto dure.
Come descriveresti l’Africa sia dal punto di vista religioso, sia economico-sociale?
L’Africa è un mosaico smisurato di lingue, religioni, etnie, climi e habitat naturali. Al pari degli altri continenti, ogni Paese ha una sua storia originale, un suo percorso socio-economico e una sua configurazione etnica. Se considerassimo per un istante quanto siano diversi tra loro i dialetti di Trani e delle città limitrofe, a fortiori potremmo intuire quanto possa essere complesso e variegato un continente che è tre volte più esteso dell’Europa. Tale pluralità è riprodotta in scala nei due Paesi in cui sono accreditato come diplomatico della Santa Sede e in cui vivo da quasi due anni: la Repubblica Centrafricana e, più sporadicamente, il Ciad.
In che modo l’Africa ti ha cambiato?
Sicuramente sto crescendo molto, grazie alle tante persone che mi sono quotidianamente accanto: in primis, il Nunzio Apostolico Mons. Santiago de WitGuzman, con cui sto muovendo i primi passi in questo peculiare servizio nella Chiesa. Da subito sono rimasto molto colpito dalla straordinaria testimonianza dei missionari, tra cui vi sono molti italiani: uomini e donne che stanno donando la propria vita a Cristo, servendo la Chiesa e il popolo centrafricano con tanta dedizione, lontani dal clamore dei media e spesso in condizioni di vita durissime.
Com’è la situazione? Molto diversa da quella che noi immaginiamo?
L’Indice di Sviluppo Umano, pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2017 (una sorta di classifica dei Paesi per qualità della vita), colloca la Repubblica Centrafricana all’ultimo posto al mondo. Tante cose che altrove possono esser scontate, come il cibo, l’acqua potabile, l’elettricità, etc., qui costituiscono un problema per la maggioranza della popolazione. La situazione è aggravata dall’annosa guerra civile che affligge il Paese e che rende complicato lo sviluppo. Tuttavia, non mancano i segni di speranza. Per esempio, nel febbraio 2019, 14 gruppi armati hanno firmato un accordo di pace che fa guardare al futuro con un po’ di ottimismo.
Come sono presenti le istituzioni internazionali?
Innanzitutto, a Bangui sono presenti circa 15 ambasciate, tra le quali quella della Santa Sede, chiamata Nunziatura Apostolica. C’è anche una missione multidimensionale delle Nazioni Unite (MINUSCA), che si occupa di coordinare l’uscita dalla guerra civile con i suoi circa 11.000 caschi blu e il suo supporto giuridico e umanitario. Oltre a ciò, nel Paese operano diverse ONG e agenzie umanitarie, in larga parte di matrice europea.
Come sei stato accolto?
C’è da restar commossi davanti all’affetto e ai bellissimi sorrisi che i centrafricani trasmettono, sempre radiosi pur in mezzo a terribili condizioni di vita e alla sanguinosa guerra civile.
Hai avuto difficoltà?
Certamente, come in tutte le nuove esperienze che facciamo. Comunque, non così grandi da non poter essere affrontate con la pazienza e la preghiera di tutti i giorni. Da sempre cerco di vivere secondo un motto che sintetizza la vita di uno dei miei santi di riferimento, Ignazio di Loyola: “Non coerceri a maximo, sed contineri a minimo divinum est”(“Non essere costretto da ciò che è più grande, ma essere contenuto in ciò che è più piccolo, questo è divino”, ndr).
La cosa più bella che hai fatto lì?
Le belle cose le fa solo il buon Dio: posso solo dirmi suo collaboratore. Sicuramente è stato bellissimo accompagnare il progetto di Carità del Santo Padre Francesco per il Centrafrica, fortemente e direttamente voluto dal Papa. Grazie all’indispensabile supporto dell’ospedale pediatrico vaticano Bambino Gesù, in tempi rapidi abbiamo riabilitato l’ospedale pediatrico statale di Bangui, equipaggiandolo di sale operatorie, macchinari, letti, etc. e aggiungendovi una nuova struttura per bambini malnutriti, inaugurata il 2 marzo 2019. L’intero complesso pediatrico accoglie oggi 260 bambini e conta un personale di circa 90 dipendenti, tutti centrafricani, la cui formazione e il cui lavoro è stato finanziato dalla Santa Sede. Inoltre, finora più di 30 bambini, con patologie gravi non curabili a Bangui, sono stati evacuati all’ospedale vaticano Bambino Gesù, insieme alle rispettive famiglie: tutti i costi del viaggio, delle cure e della permanenza a Roma è presa in carico dal suddetto ospedale vaticano. Inoltre, abbiamo rinnovato la Facoltà di medicina all’Università statale e finanziato diverse borse di studio, con l’intento di aiutare il Paese a risollevarsi con le proprie forze e le sue giovani intelligenze. Tra gli altri molteplici interventi umanitari, merita una menzione la costruzione di una strada di 17 km nella foresta della Lobaye, nel sud del Centrafrica, che consente alla gente del posto, in prevalenza di etnia pigmea, di raggiungere la scuola e l’ambulatorio medico più vicini, anch’essi rinnovati dalla Santa Sede. L’intero progetto di carità del Papa è costato diversi milioni di euro ed è stato finanziato direttamente dalla Santa Sede, dall’Ospedale Pediatrico vaticano Bambino Gesù, dalla Gendarmeria Vaticana e dalla Parrocchia San Martino di Novara. Tutta l’opera è stata possibile grazie al supporto fattivo dell’ospedale Bambino Gesù, con la determinazione della presidente Mariella Enoc.
Quando torni a Trani, cosa porti dall’Africa e cosa riporti quando rientri?
Dall’Africa porto un carico di esperienze dello Spirito, che è bello poi condividere con la gente della nostra città e della nostra Arcidiocesi, alla quale mi sento visceralmente legato. Sono contento che, fra le varie attività, in Nunziatura abbiamo favorito l’arrivo a Roma di 2 sacerdoti e 6 seminaristi centrafricani, i quali si formeranno in Italia per tornare tra 3 anni nel proprio Paese e servirlo con più competenza. Alcuni di questi sono stati anche accolti a Trani per fare esperienza pastorale presso la Parrocchia S. Maria del Pozzo, la quale, sotto impulso di don Mimmo de Toma e di don Vincenzo Bovino, è sempre molto sensibile alla mia avventura centrafricana. A tal proposito, ringrazio il gruppo delle famiglie della Madonna del Pozzo, che periodicamente invia a Bangui un sostegno economico a due orfanotrofi che seguo da vicino. Iniziative simili hanno attivato anche la Parrocchia Ss. Angeli Custodi di Trani e la Parrocchia S. Cuore di San Ferdinando di Puglia. Anche di questo ringrazio il Signore, che continua a fare di me un ponte.
Marika Scoccimarro






