Dopo la testimonianza di Tiziana Spatola, protagonista di un’odissea che da Lanzarote l’ha portata a Trani, oggi vi parliamo del ritorno a Trani di un ragazzo dal Qatar. Il giovane, sebbene abbia scelto di raccontarci la sua storia, preferisce non rivelare la sua identità. Pertanto, rispettando il suo diritto alla privacy, utilizzeremo un nome di fantasia.
Marco, impegnato in un dottorato di ricerca in una nota università di Doha, dal 21 marzo si trova a Trani e, dalla sua abitazione, ci racconta sia il travagliato viaggio di ritorno, sia le misure di contenimento adottate nel Paese della penisola araba.
«Quando è scoppiata l’emergenza e si sono verificati anche nel Qatar i primi casi di contagio da Covid19 - spiega Marco -. L’Università ha consigliato fortemente a tutti gli studenti internazionali di rientrare a casa. Sarei dovuto partire il 19 Marzo per l’Italia, ma il mio volo è stato cancellato. Così, il giorno 20 sono riuscito a prendere l’aereo Doha-Roma. Una volta a bordo, la situazione che ho avuto davanti era surreale: l’aereo era pieno, i viaggiatori seduti l’uno accanto all’altro. Anche se avevo preso ogni precauzione, immaginate il mio timore: per tutta la durata del volo ho avuto accanto a me, senza alcuna distanza di sicurezza, persone sconosciute».
Una volta arrivato a Fiumicino, sono stati effettuati tutti i controlli da protocollo. «Prendo il volo Roma-Bari con Alitalia. Questa compagnia aerea ha deciso di riempire l’aereo meno della metà della capienza consentita: noi viaggiatori, così, ci siamo posizionati uno per fila e questo, ovviamente, ha tranquillizzato tutto l’equipaggio. Anche quando sono arrivato a Bari Palese, sono stato sottoposto ai controlli. Ma, una volta giunto alla stazione di Trani, per mia spiacevole sorpresa, non c’era nessuno a controllare il mio arrivo. Infatti, anche se sono arrivato in città con un treno regionale, ho comunque preso un volo internazionale ed uno nazionale…»
Una volta a Trani, Marco ha rispettato il protocollo: ha segnalato la sua presenza all’Asl, al suo medico curante e si è messo in autoquarantena. «In realtà – ci dice il giovane tranese – questo isolamento non mi sta pesando: come capita agli studenti universitari, ho speso mesi e mesi di studio chiuso in casa. Quindi, anche ora continuo a studiare e a lavorare da casa. Mi preoccupo, invece, per chi cerca futili pretesti per uscire senza valutarne i rischi per sé e per gli altri».
Rientrato in Italia, lo studente ha potuto confrontare la situazione del nostro Paese con quella che ha vissuto in Qatar: «Una premessa deve essere fatta: ci troviamo di fronte a due forme di governo distinte. E questo porta ovviamente ad identificare scenari in cui la violazione delle regole porta a conseguenze diverse da quelle che si possono avere sul territorio italiano. A Doha, ad esempio, se sei in quarantena ed esci di casa violando le regole poste dalla stessa, vieni subito arrestato senza alcuna esitazione. Le code ai supermercati? Lì non ci sono perché la maggior parte dei residenti ordina la spesa online e viene consegnata a domicilio. Sicuramente in Qatar c’è una politica di contenimento più coriacea rispetto all’Italia».
Il desiderio di Marco è ovviamente quello di rientrare il prima possibile a Doha per completare il suo percorso di ricerca. «Ora vorrei tanto che tutto finisse il più presto possibile, augurandomi che possiamo tornare un po’ più forti di prima e che ci sia più solidarietà tra le gente. Tuttavia - conclude Marco - quando tutto questo finirà, dovremo fare i conti soprattutto con i cambiamenti a livello professionale, sociale ed educativo che trasformeranno la vita di molti».
