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Il centrodestra di Trani sul Pta: «Anche il Ministero suggerisce di adottare soluzioni d'urgenza»

Il 10 marzo abbiamo presentato una proposta di riutilizzo, per l’emergenza Coronavirus, delle strutture dell’ex Ospedale di Trani al Prof. Lopalco, coordinatore regionale per l’emergenza SARS COV2, purtroppo senza alcun riscontro. Successivamente, anche la coalizione del centrodestra effettuava analoga e sensata proposta al Presidente Emiliano, nella persona del Prof. Palumbo. 

Chiedevamo semplicemente di prepararci ad un eventuale aumentato bisogno di ricoveri ed essere pronti, per non farci cogliere di sorpresa, insomma di anticipare, come fanno quelli bravi e non inseguire.

Abbiamo letto di una sola risposta apparsa sia sugli organi di stampa che sui social media in cui si parlava del pericolo di trasformazione dell’ospedale in un “lazzaretto”, così stimolando cinicamente i sentimenti più profondi di paura dei cittadini e mettendoli in guardia dal mettersi in casa una colonia di infetti e della necessità di adeguarsi alle task forces locali e regionali (dove sono? Da chi sono composte? Quale la loro autorevolezza scientifica ed organizzativa “di fatto”? Cosa stanno decidendo?). 

Si parlava della possibile e temuta fine del meraviglioso progetto del PTA di Trani, da loro voluto, e della dispersione del patrimonio sanitario di funzioni mai nate poiché, ad oggi, il PTA non fornisce prestazioni molto diverse da quelle che forniva il vecchio ospedaletto. Cosa verrebbe perso di tanto meraviglioso e vitale, e solo per il tempo necessario a rispondere alla ben più impellente minaccia di morte del virus?

Insomma solo un tentativo di “mettersi in vetrina” e “guadagnare un momento di visibilità” da parte di noi sconsiderati fautori dell’idea. 

Ma il 28 marzo, guarda un po’ il caso, a firma di Urbani, il Ministero della Salute emana una circolare che richiama, di fatto, quanto contenuto nella nostra proposta. 

Vi si legge della necessità di “aggiornare e uniformare, quanto più possibile, il percorso organizzativo dei servizi regionali ospedalieri e territoriali, anche con iniziative di carattere straordinario ed urgente” ed ancora che “È, comunque, assolutamente indispensabile individuare tutte le possibili strutture ospedaliere (pubbliche e private) dotate di reparti o aree con impianto di erogazione di ossigeno, aria compressa e vuoto o implementabili in tal senso”.

Insomma anche il Ministero suggerisce di adottare soluzioni d’urgenza, per far fronte al paventato aumento dei bisogni di posti letto, dividendo nettamente i percorsi delle strutture COVID dalle NON-COVID (argomento anche questo ben esplicitato nella nostra proposta) e raccomanda anche l’adozione di soluzioni per la presa in carico di pazienti ammalati con pochi sintomi o positivi in isolamento fiduciario.

Di fatto la nostra proposta, ulteriormente implementabile o modificabile!

Noi pensiamo che sia necessario anticipare i problemi per poterli governare e non doverli subire e che debbano interessarsi alla gestione della crisi persone esperte e competenti. Combattiamo infatti gli spuri soggetti tecnico/politici che non riescono a dire: “ho sbagliato, hanno ragione loro, ha ragione il Ministero della Salute” e, nel bisogno dovuto all’emergenza, “metto da parte i miei interessi politici per tutelare la salute di tutti” perché, fra i tutti, ci può finire chiunque di noi, con la speranza, che invece dei temuti lazzaretti, non si debba salire invece sui carri dei monatti e allora sì, pentircene tutti.

Riteniamo che la soluzione sia fornire appoggio alle altre strutture ospedaliere in affanno che, rimanendo tali, potranno andare in sofferenza a causa dell’emergenza e non fornire adeguata assistenza nelle altre specialità. 

Giuseppe Curci (Articolo97), Gino Simone (Fratelli D’Italia), Alfonso Mangione (Forza Italia), Nicola Giorgino (Lega), Antonio Di Pinto (Palumbo Sindaco), Sabino Antonino (Cambiamo con Toti), Franco Altamura (TraniLibera)


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