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Venticinque anni fa moriva a 19 anni Claudio Pomarico: con i suoi organi oggi vivono tre persone. Il ricordo di Andrea Ferri e quel toponimo che ancora manca

Accadde esattamente 25 anni fa, nella tarda serata del 4 agosto 1995, all'altezza dello svincolo fra via Istria e via delle Forze Armate: il 19enne Claudio Pomarico fu travolto da una vettura alla discesa del cavalcaferrovia e morì dopo una lunga agonia. La famiglia scelse di donarne gli organi a chi ne avesse bisogno.

Da lì a poco, in città fu fondata la sede della Associazione italiana donatori organi, intitolata allo stesso Claudio Pomarico. Successivamente, nell'anniversario della morte, la famiglia donò alla collettività due panchine, con piccole targhe che ricordano il nome di Claudio, tuttora presenti su un marciapiede a breve distanza dal luogo del tragico impatto. Negli anni successivi fu anche organizzato un torneo di pallacanestro, lo sport che Claudio praticava.

Di Claudio furono espiantati e donati cuore, fegato e cornee. Il paziente che ricevette il fegato non ce la fece per una crisi di rigetto, «ma tre persone sono in vita grazie a mio fratello», racconta orgoglioso Beppe, suo fratello.

La legge vieta di conoscere i beneficiari degli organi donati, «però - rivela -, tramite amici, siamo riusciti a sapere chi ha ricevuto il cuore e, ad oggi, abbiamo contatti con questa persona. È un professionista importante, un direttore di banca, ci sentiamo frequentemente e lo sentiamo come un nostro parente».

Claudio Pomarico fu nostro collaboratore a Radiobombo, dove conduceva una trasmissione musicale piacevole ed anticonformista in compagnia dei cari amici Marco Colonna e Andrea Ferri. Quest'ultimo ha voluto ricordarlo oggi, in occasione del venticinquennale della morte.

«Claudio è stato il protagonista assoluto della mia giovinezza - scrive Andrea -. Era l’amico che al mattino passava a prendermi per andare a scuola, il mio compagno di banco alle superiori, l’amico che con la famiglia mi ospitava in vacanza. C’eravamo reciprocamente l’uno per l’altro. Abbiamo condiviso tantissime cose e le ricordo tutte benissimo. Nel cuore conserverò per sempre la passione che mi fece nascere per la musica rap, la difficoltà che avevamo nei primi anni '90 a trovare i vinili, una passione che ci portò a condurre il primo programma rap a Trani e creare un gruppo musicale. Andavamo in onda su Radiobombo grazie alla fiducia di tutti gli operatori e del caro Patrizio Valenziano. E cantavamo con il nostro gruppo, gli Rpv, in pochissimi locali e in moltissimi garage. Quando Claudio è andato via ho smesso di fare radio e di cantare, perché senza di lui a fianco non avrebbe avuto più senso proseguire, perché quella era una cosa nostra. Il tempo trascorso dalla sua tragica scomparsa non ha mutato l’affetto che nutro nei suoi confronti: rimarrà per sempre il mio caro e inimitabile, fraterno amico».

Oltre quelle due panchine, probabilmente sarebbe il caso di ricordare Claudio Pomarico anche in altra maniera, con un toponimo o una intitolazione che altri donatori - a lui precedenti e successivi - hanno altrettanto giustamente meritato per le stesse motivazioni.


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