Riceviamo e pubblichiamo una lettera di due ristoratori tranesi che esprimono il loro dissenso sull'ultima ordinanza della Regione Puglia sulla chiusura delle discoteche e sale da ballo per l'emergenza Covid-19.
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Mi occupo da anni ormai di ristorazione e soprattutto lavoro in un posto in cui il ballo è il fulcro delle nostre serate. Dopo mesi di chiusura siamo riusciti a riaprire: abbiamo acquistato presidi e ogni tipo di prodotto per l'igienizzazione di qualsiasi punto del nostro locale; abbiamo acquistato il termoscanner e controllato le temperature; abbiamo rispettato le distanze di sicurezza avendo, fortunatamente, molto spazio.
Mi sentivo metà becchino e metà architetto mentre posizionavamo i tavoli. Abbiamo dimezzato il numero dei clienti per dare a tutti la possibilità di ballare in piena sicurezza. Il nostro dj ha fatto rispettare l'obbligo di mascherina nonostante il caldo e i nostri clienti sono stati tutti diligenti. Abbiamo addirittura acquistato e rivenduto a prezzo di acquisto mascherine per i clienti che non ne erano in possesso.
Abbiamo fatto corsi anti Covid, comitati anti Covid, rivisitato i dvr, sanificato l'impianto dei climatizzatori. Abbiamo speso un sacco di soldi per riacquistare la merce che da marzo era scaduta e stiamo ancora aspettando cassa integrazione di maggio.
Ora ci dicono di chiudere nonostante il vero problema siano stati coloro che sono tornati da Malta e dalla Grecia. Non abbiamo ricevuto nessuna tutela, solo parole, parole e ancora parole da parte di tutti quelli che continuano ad additarci, quando sul porto e sul lungomare ho visto assembramenti incontrollati. Noi abbiamo lunghe liste con cognomi e numeri di telefono presi giorno per giorno ad ogni prenotazione per rendere la permanenza nei nostri locali ancora più sicura. Cosa dovremmo fare per non sentirci abbandonati?
Terry Baldassarre e Luciano Amicarelli
