Sta ottenendo successo di pubblico e di critica il primo lungometraggio del regista tranese Domenico De Feudis. Nell’intervista a cura di Francesco Donato durante la trasmissione radiofonica “Fossi Figo” sulle frequenze di RadioBombo, il regista classe ’86 si è detto soddisfatto del lavoro svolto e dei feedback positivi che sta ricevendo. Il film, su Netflix dal 2 ottobre, è stato già inserito nella top ten della piattaforma di distribuzione.
«Sono molto contento - ha detto il regista - perchè questo mio esordio è stato positivo sia in Italia sia in Europa. Sto ricevendo molti feedback da parte di pugliesi perché il film fa tornare alla mente i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza. Questo per me è l’aspetto più soddisfacente perché non ho voluto ricalcare i soliti canoni cinematografici».
Il film, infatti, è ambientato nella Puglia arcaica, fatta di credenze, tradizioni popolari e rituali. Ed è proprio in Puglia che fa ritorno Francesco, interpretato da Riccardo Scamarcio, insieme alla sua compagna Emma (Mia Maestro) e Sofia (Giulia Patrignani), per conoscere sua madre Teresa (Mariella Lo Sardo). Una notte Sofia viene punta nel sonno da una tarantola e da quel momento Emma e sua figlia assisteranno ad eventi sempre più inquietanti.
«Nel film ho voluto affrontare il tema del ritorno in Puglia – ha spiegato De Feudis – e mi sono ispirato ai racconti popolari e tutto quello che riguarda la nostra cultura. Ho preso spunto dal saggio di antropologia Sud e Magia di E. De Martino; infatti, la mia intenzione era quella di costruire un racconto che fosse radicato nella nostra terra e nelle nostre credenze per raccontare l’odore della casa dei nonni o i paesaggi di campagna».
Nella sua prima esperienza come regista di lungometraggi, Domenico De Feudis si è dovuto confrontare con un genere, l’horror, non molto diffuso in Italia: «Questo film può essere considerato come un tentativo di proporre questo genere che ormai manca in Italia da decenni. Lo scopo è quello di incentivare a realizzare questo genere di film perche l’Italia ha le tradizioni per farlo. Sicuramente è un’operazione rischiosa. Progetti per il futuro? Fare cinema è molto difficile. Spero ci sia il supporto da parte di pubblico e critica nell’apprezzare questo genere di film».
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