Un tour in bicicletta lungo l'Italia attraverso i 20 capoluoghi di regione. Questa è l'iniziativa di Marco Manila Pasqualini di 45 anni che ha deciso di raccogliere in questo modo i fondi per la Protezione Civile. Ieri mattina, intorno alle 11, Marco è giunto a Trani e ci ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a intraprendere questa impresa grazie anche al sostegno della Pro Loco cittadina. Di seguito la nostra intervista.
Com’è nata l’idea di questo viaggio?
L’idea è nata due anni fa quando per la prima volta ho fatto il mio primo cicloviaggio in bicicletta, partendo da Bellaria-Igea Marina dove abito, in provincia di Rimini, e arrivando nella costa opposta a Viareggio: un viaggio di 3 giorni di 360km circa. Qui ho avuto la consapevolezza di amare il cicloturismo, cioè viaggiare in rilassatezza, attraverso l’Italia. Quella volta ho pensato di realizzare un progetto che mi portasse più lontano. A marzo sono entrato nella Protezione Civile durante l'emergenza Covid per dare una mano ai miei concittadini. E proprio quando ero bloccato in casa ho pensato che se uno ha dei sogni nel cassetto appena c'è la possibilità di realizzarli deve farlo. E così sono partito il 29 agosto.
Cosa significa attraversare l'Italia in un momento delicato e particolare come quello che stiamo vivendo?
Viaggiando in bicicletta, si ha una percezione più leggera del Coronavirus, nel senso che si vede gente con le mascherine, c'è la distanza sociale, però si crea tra il cicloturista e la persona del posto una sorta di sinergia immediata. C'è molta accoglienza quindi sento molto meno questa problematica purtroppo grave.
Dici di aver visto da vicino la solidarietà e l'accoglienza dell'Italia nei tuoi confronti. Pensi sia stato questo l'aspetto che ha unito il Paese durante l'emergenza?
Sì assolutamente. Nel mio caso trovo sempre una grande accoglienza, ci sono molte persone che mi hanno accolto a casa loro non conoscendomi. Penso che questa solidarietà venga anche messa in campo quando c’è una problematica come il Covid-19 che coinvolge tutti e che rende tutti simili.
Stai compiendo questo viaggio per raccogliere fondi per la Protezione Civile, un’organizzazione fondamentale durante la fase del picco dell’emergenza.
Abbiamo fatto tantissime iniziative e aiutato tante persone, ad esempio abbiamo portato a casa il cibo e consegnato i computer per permettere ai ragazzi di studiare. Ovviamente la Protezione Civile è anche molto altro: a Roma ho visitato la sede operativa: siamo monitorati per la nostra sicurezza 24 ore su 24 da centinaia di persone e non lo sappiamo e questo è molto importante. Ovviamente questa macchina costa tanto perché tante persone sono coinvolte. Per questo giro l’Italia innanzitutto per sensibilizzare le persone a fare volontariato. C'è anche una raccolta fondi personale che serve per continuare la mia avventura: una volta finita, quello che rimarrà verrà donato alla Protezione Civile. Quindi, se potete donate andando su Facebook sulla pagina “Pedalando per l'Italia” ma anche su Instagram e su YouTube dove ogni giorno pubblico il video della tappa precedente così vi faccio salire virtualmente sul sellino con me.
Qual è l'aspetto più difficile e più duro di questa lunga passeggiata?
La difficoltà è più mentale che fisica. A volte ho affrontato quattro ore di pianura tra i campi dove c'ero solamente io, il grano o il riso. È uno sforzo mentale non indifferente perché hai sempre il pensiero che si rompa qualcosa, di farmi male o avere un malore. Ad esempio, ho fatto la traversata Matera-Bari sotto un diluvio continuo. Ormai ho imparato a mantenere la calma, pedalare a una giusta velocità e così facendo prima o poi si arriva.
Quando termina il viaggio?
Sto continuando a pedalare perché mi sto divertendo e sto scoprendo l'Italia. Oggi (ieri per chi legge, ndr) arrivo a San Giovanni Rotondo. Il viaggio dovrebbe finire tra una decina di giorni: tra i capoluoghi mi mancano solamente Campobasso, L'Aquila e Ancona e poi tornerò a casa.
M.S.
