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Coronavirus, occhi puntati sulle palestre. Due personal trainer di Trani: «Lavoriamo in luoghi sicuri, i posti pericolosi sono altri»

«Le palestre avranno sette giorni di tempo per adeguarsi ai protocolli di sicurezza anti Covid-19». L’avvertimento di domenica del premier Giuseppe Conte è stato visto da molti operatori del settore come una minaccia, considerando che molti di loro, dalla ripresa delle attività, stanno seguendo in maniera rigorosa i protocolli di sicurezza. D’altro canto, però, quanto detto dal presidente del Consiglio dei Ministri ha portato molti frequentatori delle palestre a bloccare gli allenamenti e a rimandare i rinnovi dei tesserini.

«Da domenica abbiamo avuto un calo di persone che si allenano in palestra - ci ha riferito Rossella Pignatelli, personal trainer al Four Moving di Trani -. I rinnovi degli abbonamenti sono stati slittati in attesa di nuove disposizioni. Dopo il lockdown, nei mesi di giugno, luglio e agosto abbiamo lavorato, ma ora sembra di vivere di nuovo la sensazione di paura delle prime settimane dalla riapertura».

La maggior parte delle palestre di Trani sta rispettando, dall’inizio, i protocolli di sicurezza: «Nella nostra palestra tutto è sotto controllo: bisogna esibire l’autocertificazione ogni volta che si fa attività, oltre alla misurazione della temperatura, l’uso delle mascherine, cambio degli indumenti, posti assegnati nelle lezioni di gruppo e igienizzazione costante degli attrezzi. Questi protocolli sono sicuramente duri da rispettare per chi vuole allenarsi e svagarsi in quell’ora di attività. Infatti, i più assidui stanno continuando senza problemi, ma chi era perplesso e titubante è in attesa di nuove disposizioni. Ma il nostro modus operandi dimostra che le palestre sono un luogo sicuro».

Dello stesso avviso anche Thiago Santos della Tigerfit: «Penso che la maggior parte delle palestre si sia attenuta alle regole e abbia rispettato i protocolli come l'igienizzazione degli attrezzi e la sanificazione degli ambienti. Credo che siano altre le categorie in difetto come ad esempio i servizi pubblici. Sicuramente, a fronte di investimenti cospicui che sto facendo, c’è sempre un po’ di paura per una eventuale chiusura che causerebbe sicuramente la fine di molte attività».

 

Marika Scoccimarro

 


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