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Salvò dodici persone al largo di Lampedusa. Costantino Baratta ieri allo Scientifico della sua Trani: «Mi hanno nominato "giusto", ma sono una persona normale. Chiunque li avrebbe salvati»

Essere per gli studenti un esempio di difesa dei diritti umani e far capire loro i motivi che spingono i migranti ad abbandonare le loro terre per cercare fortuna in Italia. Così, Costantino Baratta ieri mattina è stato presente al Liceo Vecchi per l’iniziativa “Un giusto a scuola”.

Il tranese, che da 32 anni vive a Lampedusa, è diventato un eroe dell'accoglienza grazie al salvataggio di dodici persone nel tragico naufragio del 3 ottobre 2013. E così è stato nominato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fra i quattro “Giusti 2018”.

Nitidi i ricordi di Baratta di quel giorno, anche se non manca da parte sua un po’ di rammarico: «Se fossimo usciti all’orario stabilito, sicuramente ne avremmo salvati più di 12. Per noi è stato un normale salvataggio: questa è la legge del mare».

«I migranti scappano da guerre e violenze - dice Baratta - e bisogna stare insieme a loro per capire i motivi per cui scappano. Per noi l’immigrazione dura da 25 anni a Lampedusa, i migranti sono solo essere umani che scappano e per questo vanno aiutati. Voglio trasmettere ai ragazzi la mia esperienza perchè non bisogna fermarsi ai primi commenti».

Sulla nomina di “giusto”, Baratta mostra tutta la sua umanità: «Mi hanno nominato giusto - dice -, ma sono una persona normale: ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque».

A spiegare il progetto “Un giusto a scuola” la referente, professoressa Angela Doriana Di Liddo: «Questa iniziativa è iniziata lo scorso anno in collaborazione con un’associazione di Milano, Gariwo, che si occupa di fondare i “giardini dei giusti” nel mondo. Abbiamo scelto dei “giusti” da adottare e dedicato a loro l’albero che abbiamo piantato nel giardino della scuola. Costantino Baratta è un esempio fulgido di difesa dei diritti e salvaguardia dei diritti umani».

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