«Un ulteriore ambito in cui le cosche pugliesi continuano a dimostrare elevate competenze tecniche e capacità di interazione con le mafie tradizionali è quello del riciclaggio nei settori del gioco d'azzardo e delle scommesse on-line». È quanto si legge, alle pagine 215 e 216, nella relazione semestrale (gennaio-giugno 2019) della Direzione investigativa antimafia, con riferimento agli scenari criminosi della Puglia.
«Qui una figura di rilievo - riporta la relazione - è stata individuata nel cassiere del clan Capriati, un esponente della famiglia Martiradonna ed ideatore di questa multinazionale delle scommesse. Spicca anche un altro barese, cugino dei fratelli Martiradonna, arrestato il 22 aprile 2019 a Malta in esecuzione di un mandato di arresto emesso nei suoi confronti dalla Dda di Reggio Calabria».
Cosa legherebbe tutto questo a Trani? La risposta starebbe nel fatto che «le indagini relative al mondo delle scommesse, tramite una società riconducibile proprio a quest'ultimo personaggio (Martiradonna, ndr) finiscono per collegarsi - si legge ancora nella relazione - anche all'operazione "Chiavi della città", che il 13 maggio 2019 ha portato all'arresto di un imprenditore accusato di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio ed altro»: appare evidente il riferimento a Cosmo Giancaspro, ex presidente del Bari, sebbene la relazione lo indichi erroneamente come «imprenditore di Trani».
Il richiamo dettagliato all'operazione ritorna più avanti, con riferimento alla criminalità della Barletta-Andria-Trani.
«A dimostrazione dell’elevata specializzazione acquisita dalle cosche locali nelle attività di riciclaggio, nell’ambito dell’operazione “Chiavi della città”, è stata ricostruita l’attività di un sodalizio, i cui componenti sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, bancarotta, falso, appropriazione indebita, peculato e abuso d’ufficio. Tra i cinque arrestati, un ruolo di rilievo era rivestito da un imprenditore barese, già coinvolto in una precedente indagine per bancarotta fraudolenta. L’indagine ha riguardato cospicue somme di denaro destinate al pagamento delle spese di gestione di un’associazione sportiva dilettantistica di Trani, in cambio di favori per le società dell’imprenditore nelle procedure per l’affidamento di appalti indetti dal Comune. Le attività investigative hanno ricostruito una serie di rapporti tra soggetti e società, fino a metterne in luce il collegamento con soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria oggetto dell’indagine “Scommessa”, relativa alla gestione del gioco di azzardo e delle sale scommesse da parte dei clan Martiradonna, Capriati e Parisi, dimostrando pericolosi intrecci tra criminalità organizzata, imprenditoria ed apparati della pubblica amministrazione».
Una nota a margine di questo passaggio della relazione richiama gli estremi dell'ordinanza emanata dal Gip del Tribunale di Trani, con le misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza, ed il fatto che, «nei confronti del sindaco di Trani, indagato per peculato ed abuso d’ufficio, è stata disposta la misura cautelare reale del sequestro preventivo, per la somma di oltre 46mila euro».
Peraltro, va anche detto che l'ordinanza in questione, la numero 3367/17 RGNR, richiamata nella nota a margine 770, non sembra citare Martiradonna, né personaggi dell'indagine «Scommessa» evocata dalla Dia. Il riciclaggio viene ipotizzato con riferimento a somme distratte dal Bari calcio in favore del Trani calcio, più specificatamente i presunti incassi in nero dei parcheggi dello stadio San Nicola.
«Con riferimento al fenomeno dell’infiltrazione da parte della criminalità nelle pubbliche Istituzioni - si legge nella successiva nota a margine 771 -, appare di rilievo pure un’altra indagine, seppur non direttamente riconducibile a logiche di criminalità organizzata. A Trani e Roma, il 14 gennaio 2019, i Carabinieri hanno eseguito la misura cautelare n. 742/16 RGNR, 6511 RG GIP e n. 1/19 OCC emessa dal Tribunale di Lecce l’11 gennaio 2019, disposta dal Tribunale di Lecce nei confronti di due magistrati (Michele Nardi e Antonio Savasta, ndr) ed un dipendente della Polizia di Stato (Vincenzo Di Chiaro, ndr), ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata a compiere plurimi delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e l’autorità giudiziaria, e, in particolare, reati di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico, calunnie, falsa testimonianza, millantato credito ed altro. L’indagine ruota intorno alla figura di un imprenditore di Corato (Flavio D'Introno, ndr) che sarebbe entrato in contatto con i predetti magistrati corrompendoli al fine di essere agevolato nelle sue vicende processuali. Il Gip ha, altresì, applicato la misura interdittiva per la durata di un anno a due avvocati ritenuti i “tecnici” di cui si avvaleva l’imprenditore, per pianificare le proprie strategie. Il fenomeno sembrerebbe confermato anche dai diversi danneggiamenti ed atti intimidatori registrati anche nel semestre in esame ai danni di soggetti legati alla Pubblica amministrazione».
