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Stazione di Trani, per l'accampamento nell'ex area merci cittadino mette in mora Rfi: «Pago le tasse e sono stanco di vivere accanto a questo degrado»

Stanco di subire da anni passivamente un problema di cui non può in alcun modo dirsi responsabile, quanto piuttosto vittima, un cittadino tranese, attraverso il suo legale, ha messo in mora Rete ferroviaria italiana con riferimento al degrado dell'ex scalo merci della stazione di Trani.

Infatti, in quell'area sono ritornati cittadini senza fissa dimora, che la stanno stabilmente utilizzando per dormire e mangiare, trasformandolo in un autentico accampamento a cielo aperto con tanto di masserizie, vettovaglie e rifiuti prodotti di ogni natura, anche organica.

I colombi raccolgono avanzi di cibo, soprattutto pollo, e volano sul balcone del malcapitato cittadino, residente nei pressi, lasciandone tutti i resti, ossa comprese.

Le foto accluse alla sua denuncia sono più che significative «del limite che si è oltrepassato - dichiara al cronista il "contribuente" -. Mi definisco contribuente - spiega -, poiché ho un'attività, pago tutte le tasse del mondo e non batto ciglio, ma non comprendo perché, di fronte alla mia regolarità nel versare allo Stato quello che devo, lo Stato al contrario non mi fa vivere in condizioni di salubrità e sicurezza».

Il professionista afferma anche di essere andato personalmente a parlare con quelle persone: «L'ho fatto senza mai alzare la voce o pormi con atteggiamenti intolleranti - fa sapere - e mi hanno risposto che non danno fastidio a nessuno e trovano quell'area quanto meno utile per sostare la notte prima di muoversi verso altre destinazioni la mattina. A questo punto - conclude -, mi chiedo cosa voglia fare Rete ferroviaria italiana per eliminare definitivamente questo problema: quell'area è di sua proprietà e, se non è più in grado di utilizzarla come scalo merci, allora la si riconverta come si è fatto in altre città e si realizzi qualcosa di utile alla collettività e non sia un dormitorio a cielo aperto».

La messa in mora, peraltro, affronta anche il tema della mancata soppressione del passaggio a livello ferroviario. Si tratta dell'unico varco con barriere rimasto in città, anche soprattutto a causa della palese indecisione sull'opera sostitutiva da realizzarsi nonostante il consiglio comunale l'abbia approvata quasi un quarto di secolo fa, nel 1996, insieme con la soppressione degli altri ex passaggio a livello.

In tutti gli altri casi si è proceduto a murature ed opere sostitutive, di cui due tunnel ed un sovrappasso. Qui, però, le cose sono andate in maniera decisamente diversa, dapprima a causa di un vincolo posto della Soprintendenza sull'adiacente Villa Bini, e poi sull'apparente impatto eccessivo del progetto di sottovia a a suo tempo approvato.

«Quel passaggio a livello è un trauma per noi che viviamo in quel quartiere - conclude il cittadino - ed un grosso problema per tutta la comunità. Se Rete ferroviaria e Comune di Trani risolvessero al più presto quel problema, sono certo che anche l'ex area merci non sarebbe più la stessa di oggi e potremo finalmente vivere in un quartiere migliore e con più servizi».


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