Stoppata non perché sarebbe sorta su un terreno privato, ma perché su quel terreno privato è già previsto un Piano urbanistico esecutivo che quella antenna non comprende.
Così il dirigente dell'Area urbanistica, Francesco Gianferrini, ha ordinato la sospensione dei lavori di realizzazione di una stazione radio base, del tipo raw land, in via Alberolongo, in contrada Capirro.
Con il termine raw land si indica il palo, o traliccio installato in un terreno, alto dai 20 ai 30 metri, sulla cui cima si posizionano le antenne. Alla lettera, il termine indica il terreno incolto su cui il palo viene eretto.
L'attività edilizia era iniziata nei giorni scorsi, a seguito di una comunicazione di inizio lavori notificata al Comune di Trani il 23 gennaio.
L'impianto è al servizio della rete della società Wind Tre, ma per la figura apicale dell'Ufficio tecnico confligge con il Piano urbanistico esecutivo previsto nel comparto 43, presentato al Comune di Trani il 30 dicembre 2014 e tuttora in fase di definizione: «L'installazione e/o realizzazione di tale impianto - si legge nel provvedimento - risulta in contrasto con le norme attuative sia del Piano urbanistico generale, sia del Piano urbanistico esecutivo presentato».
Pertanto, il dirigente ha ordinato alla Wind, al direttore responsabile dei lavori, all'impresa affidataria, alla ditta esecutrice ed alla proprietaria del terreno, «ciascuno per quanto di specifica competenza, di sospendere immediatamente qualsiasi attività edilizia di installazione e/o prosecuzione presso il terreno in questione dell'impianto di telefonia mobile previsto».
Avverso il provvedimento gli interessati potranno presentare ricorso al Tar Puglia, ovvero ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, rispettivamente entro 60 e 120 giorni dalla data di avvenuta notificazione del provvedimento.
La questione, per il momento fa tirare un sospiro di sollievo ai residenti della zona, che già avevano chiesto ed ottenuto un immediato sopralluogo della Polizia locale sia per la verifica della regolarità di quanto stava avvenendo sotto i loro occhi, sia per contestare la presunta, eccessiva vicinanza dell'impianto ad alcune abitazioni.
Allo stato, il dirigente non è entrato nel merito dell'impatto ambientale e del livello delle emissioni rilasciate dall'impianto previsto sulla popolazione residente, quanto piuttosto su un aspetto squisitamente urbanistico, che sembra in questo momento del tutto dirimente.
Peraltro, la recente giurisprudenza ha sempre più marcatamente sancito che le antenne della telefonia siano pressoché assimilabili alle urbanizzazioni primarie e, quindi, a servizi come elettricità, acqua e gas. E tale circostanza sembra blindare quasi sempre le realizzazioni di stazioni radio base.
Il regolamento comunale che disciplina le localizzazioni di tali impianti prevede che gli stessi siano installati su terreni di proprietà pubblica, con il pagamento di congrui canoni di concessione all'ente da parte dei gestori. Ma è anche vero che lo stesso regolamento non può del tutto impedire che antenne siano installate su suoli o tetti privati.
Peraltro, in taluni casi le antenne su immobili privati hanno portato con sé complicazioni: per esempio, lo stop alla realizzazione di un impianto sul lastrico solare di uno stabile in via Alvarez, poiché troppo vicino al castello svevo ed altri luoghi di interesse artistico e culturale e dunque stoppato anche dalla Soprintendenza.
In via Alberolongo, invece, è la questione urbanistica che per il momento pone l'impianto in discussione. Ma i proponenti potrebbero avere più di una carta da giocare proponendo eventuale ricorso presso gli organi competenti.
