"Mario Ciancio Sanfilippo non è pericoloso e il suo patrimonio è proporzionato alle entrate quindi la Corte annulla la confisca", così l'avvocato Carmelo Peluso, difensore dell'editore catanese, annuncia la decisione della Corte d'Appello sezione Misure di Prevenzione di Catania che oggi ha pubblicato il decreto con cui annulla sequestro e confisca di primo grado emesso dal Tribunale Misure di Prevenzione. Le aziende del gruppo e le testate giornalistiche La Sicilia e La Gazzetta del Mezzogiorno, fino ad oggi sotto amministrazione giudiziaria, tornano dunque nelle mani di Mario Ciancio. Un patrimonio lo ricordiamo di oltre 150 milioni di valore.
È la "mancanza di pericolosità sociale" dell'editore e imprenditore uno dei pilastri su cui si fonda la decisione che ha portato i giudici della Corte a dissequestrare i beni. La Corte d'appello di Catania, presieduta da Dorotea Quartararo, ha ritenuto infatti che il decreto impugnato dovesse essere "conseguentemente annullato" perché, si legge nelle 113 pagine della sentenza, "non può ritenersi provata l'esistenza di alcun attivo e consapevole contributo arrecato da Ciancio Sanfilippo in favore di Cosa nostra catanese". Posizione diametralmente opposta a quella dei giudici del Tribunale di primo grado che riteneva invece vi fosse stato uno stabile 'contributo' alla famiglia mafiosa catanese.
La Corte, quindi, insiste che "non può ritenersi provata alcuna forma di pericolosità sociale". Per i giudici di prevenzione (di secondo grado) inoltre non "è risultata accertata e provata alcuna sproporzione tra i redditi di provenienza legittima di cui il preposto (Ciancio, ndr) e il suo nucleo familiare potevano disporre di liquidità utilizzate nel corso del tempo".
La sentenza arriva in piena emergenza Coronavirus. E quindi sarà anche complicato il passaggio di consegne tra gli amministratori, viste le tante restrizioni disposte dal Governo nazionale e regionale per contenere il contagio Covid-19. Dovrà infatti riunirsi l'assemblea dei soci che dovrà nominare i nuovi amministratori.
(fonte, Live Sicilia)
