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Laurearsi al tempo del Coronavirus, Simona di Tondo: «Il mio 110 e lode compensa la delusione di discutere la tesi da casa»

Il giorno della Laurea è quello più atteso dagli studenti: il momento della discussione della tesi, quello della proclamazione e gli abbracci di amici e parenti sono ricordi indelebili nella vita dei laureati. Ma, nel periodo di emergenza da Coronavirus, anche le sedute di laurea cambiano, diventano smart: niente parenti, niente coriandoli ma solo un pc e una connessione.

Simona di Tondo è una delle studentesse che si sono laureate in questo momento storico molto particolare e delicato senza poter vivere questo giorno come lo ha sempre sognato. La 26enne tranese ha discusso la sua tesi di Laurea in Statistica per le analisi economiche e finanziarie dal titolo “L’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile”. E lo fatto da casa sua, solo con 6 persone connesse telematicamente con lei.

«Avrei dovuto discutere la tesi di laurea in facoltà l’11 marzo, ma così non è stato. Dopo restrizioni e rinvii, la data fatidica è stata quella del 25 marzo. Sicuramente - confessa - non ho provato le stesse emozioni vissute alla laurea triennale. Dopo anni di studio e sacrificio ti aspetti di vivere quel giorno con amici e familiari, invece così non è stato».

Simona ci racconta che è stato difficile convincersi di doversi laureare in modalità smart e che genitori e amici sono stati importanti per farle superare quei momenti di sconforto: «La percezione che ho avuto durante la seduta non è stata quella di discutere la tesi specialistica. Sembrava quasi che stessi facendo un colloquio via Skype. Da un lato ho provato delusione, dall’altro ero consapevole di essere all’interno di un nuovo approccio alla laurea».

La sua delusione iniziale è stata, però, compensata dall’eccellente risultato finale: 110 e lode e tanta soddisfazione: «Non ho preparato la corona d’alloro (quella ritratta in foto è, infatti, Simona alla laurea triennale, ndr), festeggerò quando questo incubo sarà finito. Ma quello che mi è mancato di più è stato il contatto visivo con i professori, non c’è stata la condivisione di un bel momento con i miei amici e familiari. E soprattutto è mancata l’emozione della proclamazione».

Avrebbe potuto andare fuori corso e laurearsi così da luglio in poi, ma Simona non l’ha fatto: «Ho scelto di laurearmi ora sia perché altrimenti avrei dovuto pagare le tasse di un intero anno, sia perché avrei causato disagi alla segreteria. Voglio dare un consiglio ai laureandi di queste settimane - conclude Simona -. Sicuramente potete rimanerci male, però se avete accanto persone che vi incoraggiano il malumore vi passerà. Per festeggiare c’è tempo anche se vi mancherà soprattutto il momento della proclamazione».

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