Domenica sera la città si è sintonizzata su Rai 5 per la trasmissione “Di là dal fiume e tra gli alberi”.
Permettetemi una digressione, son stato onorato di aver potuto dare un piccolo contributo. Quotidianamente nel nostro lavoro, nel raccontare una città, ci dedichiamo con entusiasmo per far cogliere ai fruitori l’essenza del luogo che stanno visitando. Davanti alle telecamere è diverso, vari fattori si mescolano quali i tempi stringenti le esigenze e le scelte della produzione, l’emozione forse dettata dalla responsabilità. La sensazione più intensa provata è stato realizzare che in questo momento particolare siamo stati tutti accumunati dall’amore per la nostra terra, dalla voglia di riviverla, probabilmente orgogliosi di quello che Trani ha rappresentato.
Ieri 1 aprile ricorre un tragico anniversario, Trani nel 1799 venne occupata e parzialmente distrutta dalle truppe francesi. Evento doloroso che ha condizionato fortemente lo sviluppo della città, centinaia di morti documentazioni e opere d’arte perse o distrutte, una perdita incalcolabile. Ma andiamo brevemente con ordine.
Nel gennaio del 1799 a Napoli fu proclamata la Repubblica, dopo pochi giorni a Trani un gruppo di uomini dai sentimenti liberali dichiararono decaduti gli amministratori assumendo il comando della città. Al Governo Provvisorio di Napoli si mandò un messaggio di adesione al nuovo corso politico: "Al dono prezioso della Libertà, che viene a farci l'invitta Repubblica francese, non potevano essere insensibili le nostre anime, che sanno concepire, ma non definirne l'inestimabile valore. Appena ne cominciammo a sentire l'aura benefica, che ci preparammo i mezzi di mostrarcene degni".
Il 4 Febbraio nel largo san Francesco venne piantato l'albero della Libertà simbolo della rivoluzione, ecco spiegata la denominazione della piazza. La reazione dei "realisti" i filoborbonici non tardò ad arrivare il 5 febbraio l'albero venne abbattuto e i liberali arrestati. Purtroppo il controllo della città passò malauguratamente nelle mani dell'orologiaio Gennaro Filisio che instaurò un vero clima di prevaricazione e terrore.
Il 25 marzo giunse la notizia della caduta di Andria e della resa delle città limitrofe. Filisio con al seguito la folla inferocita fece irruzione nel carcere e uccise 14 persone per reati comuni. Nonostante queste vittime la sete di sangue non si placò, il gruppo si recò al castello e massacrò i liberali che erano stati arrestati il 5 Febbraio.
Per il primo centenario nel dicembre del 1899 venne inaugurato l’epitaffio in piazza Libertà grazie al contributo di Giovanni Bovio. Ritengo che il 25 marzo sia un giorno che la collettività dovrebbe ricordare. Ogni anno andiamo a porgere dei fiori per non dimenticare. Ovviamente viste le restrizioni non siamo stati presenti fisicamente. Il punto su cui vorrei soffermarmi senza polemica ma in maniera oggettiva è inerente alle condizioni in cui versa l’epitaffio.
Da anni, pare inutilmente, lancio l'allarme la lastra si è spanciata necessita di un intervento urgente. Alcuni privati mi hanno contattato rendendosi disponibili alla pulizia. Il degrado visivo, altro problema presente, è dovuto al posizionamento errato dello stemma della città sulla scritta anziché al di sopra della cornice. Possibile che non si sia mai trovato il tempo per collocare il serto bronzeo in posizione idonea per limitare i danni?
Quando si è iniziato a parlare della candidatura di Trani come Capitale della cultura si è detto che a prescindere dai risultati il percorso andava focalizzato nell’ottica di una più attenta considerazione. Trani non è solo la Cattedrale Trani è ricca di storia. Bene inviterei i preposti a confrontarsi realmente sul tema. Certo il momento non è dei migliori ma vedo fortunatamente che la macchina amministrativa è attiva. Resto a disposizione per un lavoro congiunto anche con i privati che han espresso la volontà di occuparsi della pulizia.
«A rifermare che i morti per fini civili a nessuna età passano ignoti. Il municipio di Trani volle qui nominati dopo un secolo i nostri antenati Tranesi che nel 1799 in faccia ai carnefici non disdissero la dichiarazione dei diritti umani».
Non dimentichiamolo o lo abbiamo già dimenticato? #siamosolocustodi riappropriamoci della nostra identità non continuiamo con l'indifferenza.
Andrea Moselli
