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Fase 2 e quarantene nelle strutture ricettive, l'associazione Trani incoming chiede chiarimenti a Regione e Comune

È un momento particolare per tutti i comparti, e il settore turismo è, a detta di tutti, uno dei più colpiti. Con la nostra associazione e con altri operatori del settore, siamo in contatto da diverso tempo per cercare di immaginare il tessuto turistico di Trani e della nostra Puglia post emergenza.

Non abbiamo mai perso la voglia di trovare il giusto approccio per affrontare l’estate in maniera sicura per noi esercenti e per i turisti che, speriamo, riusciranno a godersi un po’ di relax nei mesi a venire.

L’emergenza sappiamo bene che non è passata, ne siamo pienamente consapevoli, e se guardiamo attentamente ai numeri, e alla reale situazione del Paese, non vogliamo riaprire a tutti i costi senza valutare bene e attentamente qualsiasi aspetto di questa pandemia.

La salute viene prima di tutto, e considerare di poter aprire le porte della propria struttura rischiando che i numeri tornino a crescere, sarebbe peggio che attendere ancora, pur non sapendo quanto.

Urge però una riflessione da parte del governatore della nostra regione Michele Emiliano e del nostro sindaco Amedeo Bottaro.

Il tessuto turistico pugliese è differente rispetto a tante altre regioni italiane. Tra le nostre strutture ricettive, piccole e grandi, abbiamo alberghi, agriturismi, resort, ostelli, case vacanze e bed and breakfast.

Negli ultimi 15 anni il numero di questi ultimi in Puglia, a maggior ragione nella nostra città, è cresciuto in maniera esponenziale e ha dato un reddito a tante famiglie. Parliamo di reddito poiché sia che sia il lavoro principale di un individuo, sia che sia un reddito a latere, è pur sempre un reddito. Alla amministrazione della città di Trani e alla regione Puglia non facciamo richieste, ne invochiamo a voce alta una riapertura immediata.

Ma poniamo un quesito e una riflessione da porre in essere nel breve termine: secondo l’ultimo Dpcm, rispetto agli ultimi due mesi, dal 4 maggio alcune disposizioni cambieranno.

Confrontandoci, ci siamo resi conto che diverse strutture, siano esse alberghi, residence, bed & breakfast imprenditoriali o familiari, stanno ricevendo in queste ore diverse richieste per familiari e amici al nord in cerca di alloggi per la quarantena imposta dall’ordinanza del 29 aprile del governatore Emiliano.

Lavoratori e tecnici che per motivi disparati si muoveranno per lavoro sul territorio regionale, persone che chiedono alloggio per situazioni familiari.

Trani, dati alla mano, non è Vieste, o Polignano. Non lo diciamo assolutamente per mero campanilismo. Ma oltre ad essere città turistica, è anche una provincia con 56mila abitanti, con un hinterland di 250mila abitanti, e ha un tessuto economico che la porta ad avere soggiorni nelle strutture ricettive non necessariamente inerenti direttamente al turismo.

Ad oggi non c’è una normativa di riferimento, una ordinanza che disciplini come comportarsi e quali misure adottare. E le istituzioni che abbiamo contattato direttamente, non sono state in grado di fornirci delle linee guida univoche: sicuramente non per demerito o perché non facciano bene il loro lavoro, ma perché ciò che ci ha investito accade per la prima volta nel mondo, in Italia e in Puglia, e tutti quanti stiamo “navigando a vista”, sperando che i numeri tornino a farci sorridere.

Resta il fatto che comunque una risposta, via mail o per telefono, ai potenziali ospiti le strutture dovranno darla. Chiediamo solo una riflessione in merito, all’assessore al turismo e sindaco Bottaro. E al governatore Emiliano, che non potrà non prendere in considerazione il tessuto turistico di una delle mete turistiche più ambite di Puglia.

Francesco Donato (presidente associazione Trani Incoming)


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