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Abbiamo appeso il grembiule al chiodo

Parte da oggi, sabato 31 ottobre, e avrà cadenza quindicinale, la rubrica "Il Boccaccio" a cura di Francesco Donato. Uno spazio dedicato a riflessioni semi-serie sui fatti di attualità, un insieme di pensieri da leggere tutto d'un fiato. Che intendiate il Boccaccio come lo scrittore del Decamerone o come contenitore per la conservazione di alimenti in pugliese, rimarrà sempre un insieme di liete novelle. Letterarie o culiniarie.

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Non è una immagine alla quale siamo abituati. Vediamo giocatori appendere figurativamente le scarpe al chiodo, o ballerine dopo anni di danza appendere le loro scarpette al chiodo. Tutti giunti a fine carriera, dopo partite, lotte, trofei, gioie, rabbia, delusione e trionfi. Ma dei grembiuli di bambini appesi al chiodo, fuori da una scuola, con cartelle, cartelline e tutto l’occorrente per imparare le basi di quello che sarà il loro futuro, no. Non siamo abituati. Sa di resa incondizionata alla nostra nuova condizione di “persone ai tempi della pandemia”. Loro, i più piccoli, non hanno ancora iniziato, non sono entrati ancora nelle giovanili, nelle juniores della loro vita. Stanno conoscendo le basi, hanno necessità’ di farlo in compagnia, con amici e amiche, con l’affetto di maestri e professori.

«Venite fuori dalle scuole a vedere la gioia dei bambini prima di andare a scuola. Quanto è fondamentale per loro confrontarsi e condividere; quanto, a detta delle maestre, la scuola è il luogo più sicuro...il tempo non tornerà indietro, per noi adulti un mese o due mesi non cambiano nulla, ma per un bambino, per un ragazzino, è un mese perso, che a prescindere dalla scuola non tornerà più…» sono le parole di una mamma che ha appena saputo della decisione del governatore Emiliano, d’accordo con il neo assessore alla sanità pugliese Lopalco, sulla necessità di chiudere le scuole.

E le famiglie dove lavorano entrambi i genitori, che faranno? Li lasceranno dai nonni? Ma non si era detto di cercare di evitare i contatti con i nonni? O dobbiamo assumere una signorina Rottermeier che faccia da precettrice come in Heidi del 1880? «L’anno scorso per mio figlio ho comprato i libri, che poi da marzo non sono più serviti, ora per fortuna i libri non li ho comprati!» si giustifica una mamma su Facebook, forse pensando che i libri abbiano una data di scadenza come il latte.

Rimane comunque una scelta scellerata per molti. Passando dall’ aplomb della Rottermeier a quello un attimino più pop della signora di Bari che grida “chiamate Emiliano, mo’ proprio, mo’ proprio!” negli audio virali di whatsapp, d’istinto viene da pensare che questa volta il governatore abbia toppato in toto. Poi leggo le parole di Lopalco che spiega che «uno studente positivo genera almeno una ventina di contatti stretti più quelli familiari. Se ad essere positivo è un docente che ha in carico più classi, questo numero si moltiplica ulteriormente. Tradotto significa: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie specie quando sono i più piccoli a essere messi in quarantena. Ma significa anche migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento».

Cosi mi è venuto alla mente che qualche giorno fa, fuori dal reparto tamponi dell’Asl (si, ci sono passato anch'io) assistevo ad una famiglia in preda al panico. Padre, madre e due figlie: il papa’, preoccupato e sotto una pioggia incessante, raccontava al telefono ad un parente di essere negativo, a differenza di tutti gli altri componenti della famiglia; nonna, zii e cugini, tutti da verificare. Madre e figlie si consolavano in lacrime con la paura negli occhi di sapere che la nonna potesse essere positiva. La soluzione, quindi, dov’è? I bambini e i ragazzi devono continuare a socializzare, devono andare a scuola perché la scuola è sicura. Le persone devono stare quanto più possibile a casa per evitare il collasso del sistema sanitario da qui a pochi giorni.

«Chiamate Emiliano, mo proprio! Mo proprio!» e fatevelo spiegare da lui, perché come la fai, sarà sempre una coperta corta.

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