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Inclusione e sensibilizzazione nel progetto "Notturno". L'intervista alla fondatrice Debora Di Cugno

Debora Di Cugno, giovane tranese, nel 2018 insieme al fotografo Massimo Cangelli ha fondato “Notturno Onlus”. Il progetto ha lo scopo di creare percorsi di inclusione per le persone con disabilità. Sul sito www.progettonottuno.com e su tutti i social è possibile seguire e approfondire i temi del progetto. Di seguito l’intervista alla fondatrice.

Come nasce Notturno e qual è la mission del progetto?

Notturno nasce dal desiderio di voler creare qualcosa di bello con l'arte partendo dal presupposto che la bellezza è universale. Abbiamo voluto raccontare questa bellezza attraverso la diversità. Vogliamo promuovere l'inclusione delle persone diversamente abili attraverso l'arte per rendere tutti quanti liberi di esprimersi e di promuovere a pieno la propria identità. Siamo tutti diversi e questo è ciò che ci rende tutti meravigliosamente uguali.

Concretamente di cosa vi occupate?

Siamo impegnati nella realizzazione di percorsi visivi e sensoriali perché vogliamo portare tutti quanti ad esplorare il mondo con tutti e cinque i sensi. Si pensa molto che la vista sia il senso predominante, mentre noi cerchiamo di vivere il qui ed ora in maniera molto più consapevole, a 360°. Organizziamo workshop come quello di fotografia per ragazzi non vedenti. Con il presidente Cangelli abbiamo voluto portare anche la fotografia per le persone non vedenti, ma abbiamo anche realizzato degli spettacoli e delle mostre sensoriali dove c'erano artisti normodotati e diversamente abili. Ecco, siamo impegnati veramente nel sociale.

Hai detto che siete attivi sul territorio con eventi e workshop. Il Coronavirus vi ha in qualche modo fermato?

Abbiamo cercato di mantenerci attivi anche durante il Covid-19. Abbiamo organizzato una diretta settimanale su Instagram dove abbiamo trattato temi importanti come la sensorialità. A questi eventi hanno partecipato psicologi, make up artist (grazie ai quali abbiamo imparato anche l'importanza del trucco senza specchio) e poi dei professori che fanno teatro-terapia. Sfruttiamo questo tempo di attesa e silenzio per realizzare qualcosa che potremo fare dopo.

Dal 2018 ad oggi quali sono stati i feedback che avete avuto sia dalle persone con disabilità e sia in generale della comunità?

Abbiamo avuto diverse testimonianze. Ad esempio quest'estate ad un concerto sensoriale ci hanno detto che non è stato uno spettacolo, ma un'esperienza che non si poteva raccontare se non vivendola. Un'altra bellissima testimonianza che porto molto nel cuore è quando durante una mostra di fotografia ci hanno detto che la stessa risvegliava delle emozioni che tutti noi proviamo che però spesso vengono nascoste. È stato bello vedere l'entusiasmo dei ragazzi non vedenti ad esempio al workshop presso l'Istituto italiano di fotografia di Milano. Ci sono tante altre testimonianze: in due anni di Notturno abbiamo fatto, forse poco, perché possiamo fare ancora molto altro. Vogliamo realizzare un parco delle idee, un parco dell’arte, un parco per tutti, dove ciascuno può sentirsi accolto nella sua unicità e può liberamente esprimere se stesso attraverso la propria arte tramutandola in bellezza.

A proposito di inclusione, se pensiamo all'Italia sicuramente sono stati fatti passi in avanti. Secondo te cosa bisogna fare ancora?

L’inclusione è fare in modo che tutti siano in condizione di perseguire i propri sogni ed eccellere in quello che ciascuno sa fare. Non è soltanto offrire dei servizi, ma fare in modo che le persone diversamente abili siano messe veramente in condizione di essere uguali a tutti gli altri. Non bisogna lasciarle sole.

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