Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro la violenza di genere. Secondo i dati Istat, nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020, quello che coincide con il lockdown generalizzato causa Covid, il numero delle chiamate al 1522 è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%) passando da 6.956 a 15.280.
Abbiamo cercato di analizzare questi dati e il fenomeno nel suo divenire insieme all’assessora del comune di Trani, Marina Nenna, con delega alla lotta contro la violenza di genere. Di seguito l’intervista.
Come analizza l'aumento delle chiamate al 1522?Durante il lockdown le donne sono state costrette a convivere 24 ore su 24 con il proprio aguzzino. La pandemia ha avuto come esito quello di intaccare situazioni già problematiche e precarie. Abbiamo notato anche la difficoltà da parte delle donne di chiamare il numero d’emergenza 1522 o di recarsi nei centri antiviolenza perché le donne avevano difficoltà di trovare un momento di solitudine. In realtà, c’è anche un dato confortante: l’aumento delle chiamate dimostra che c’è maggiore fiducia nelle Istituzioni e nella rete antiviolenza. Da questo punto di vista è importante valutare positivamente le tante campagne di informazione fatte negli ultimi anni. Inoltre si è ridotta l’età delle donne che si avvicinano ai centri antiviolenza: c’è una generazione di giovani che si rende conto molto presto della violenza in atto.
A livello territoriale, quali sono i progetti che intendete realizzare?
Stiamo strutturando una rete territoriale sempre più stretta con Bisceglie, Andria e Barletta, coinvolgendo sia i centri antiviolenza, perno dell’azione dell’antiviolenza, sia le associazioni impegnate sul tema.
Lei ha anche la delega per la lotta alle violenze su minori. Purtroppo anche i più piccoli sono vittime di stalking e violenze sessuali che spesso si verificano tra le mura domestiche. In questo caso come si può debellare il fenomeno?
I bambini sono o vittime di violenza assistita o patita assieme alle madri. È importante lavorare insieme affinché questi bambini vengano tolti da questi contesti e formati in un’idea di famiglia diversa. Un bambino vittima di violenza è un soggetto potenzialmente maltrattante per il futuro o che finirà per patire violenza. Per questo bisogna agire su entrambe le vittime.
Nel "Testo unico dei doveri del giornalista" è stato inserito il rispetto delle differenze di genere e il comportamento da tenersi nei casi di femminicidio e violenza. Pensa sia un passo in avanti per cambiare le modalità di narrazione di alcuni fatti di cronaca?
Purtroppo in molti casi si sviluppa una doppia violenza. Questo è il caso dell’ultimo episodio di revenge porne dove la donna (una maestra, ndr) è stata vittima della scuola, che ha deciso di punirla per una non colpa, e dei media che l’hanno portata alla gogna. La sessualità, invece, è parte integrante delle nostre vite e non deve essere colpevolizzata soprattutto se la protagonista è una vittima. Bisogna, quindi, utilizzare un linguaggio che renda giustizia, senza trasformare la vittima in colpevole. La narrazione deve tenere conto delle pari opportunità e purtroppo siamo ancora troppo lontani da questo.
