«Avevo 11 anni quando da Trani sono partito insieme alla mia famiglia per andare in Belgio. Sono tornato spesso in Italia, ma ormai la mia vita è qui».
Inizia così la storia di uno dei tanti tranesi espatriati, Umberto Sotis, classe ’67, che ci racconta i motivi che hanno spinto la sua famiglia a lasciare la città: «Sono andato via da Trani per motivi di lavoro. Mia madre, casalinga, e mio padre, sarto, avevano deciso di trovare una nuova occupazione in Belgio. Soprattutto nei primi periodi – ci dice Sotis – abbiamo dovuto affrontare diversi problemi: in primis le temperature più basse e poi ovviamente la lingua diversa. A Bruxelles mio padre trovò lavoro come magazziniere, mentre io sono ormai 33 anni che lavoro nella Commissione Europea dove mi occupo del bilancio».
Umberto Sotis è anche un grande appassionato di musica: «Suono la batteria a livello amatoriale. Nel luglio del 2017, dopo una grave malattia, mi sono dedicato alla produzione di nuove tecniche di mixaggio. Grazie alla mia casa discografica in Inghilterra, i miei pezzi girano in tutto il mondo sui principali devices, come Spotify, Amazon Music e Apple Music. Tengo a precisare, però, che tutti i proventi delle vendite vengono devoluti ad un ospedale specialistico di Bruxelles per la ricerca».
Dal Belgio, il quadro che il tranese ha dell’Italia è molto chiaro: «Sono molto rammaricato del fatto che in quarant’anni al Sud è cambiato davvero poco, tant’è che ancora oggi molti giovani emigrano al nord o all’estero. Alle regioni meridionali manca la mentalità del nord Europa: per chi vive qui la qualità della vita è buona. Ovviamente adesso il Belgio non è più “l’America in Europa” perché anche qui c’è stata una grave crisi economica e finanziaria».
Come spesso è accaduto con altri cittadini tranesi che vivono e lavorano all’estero, abbiamo cercato di capire in che modo si stia affrontando l’emergenza altrove: «A Bruxelles siamo confinati, ma abbiamo ancora la libertà di spostarci. Anche da noi c’è stata la seconda ondata del contagio, ma la crisi è stata gestita bene. In Italia, invece, la situazione è delicata perché da un lato la sanità è in tilt e dall’altro il Governo ha la necessità di far girare comunque l’economia».
