L'area di via Malcangi compresa tra il complesso Verdemare e l'ex Villa Monetti, all'altezza del bivio con via Dalmazia, sarà edificabile al pari di quelle circostanti. Lo dispone la delibera del commissario ad acta Pompeo Colacicco, responsabile dello Sportello unico per l'edilizia del Comune di Bari, insediatosi a seguito di sentenza della Seconda sezione del Tar Puglia del 21 giugno 2019.
[gallery size="large" td_select_gallery_slide="slide" ids="105609,105608"]In quella data i giudici amministrativo si erano espressi relativamente al ricorso proposto dai signori Stefano e Rosa Di Gennaro, rappresentati dall'avvocato Antonio Faconda, per la richiesta di una variante puntuale al Piano urbanistico generale.
Una prima sentenza del Tar Puglia era stata emanata il 22 dicembre 2010, in accoglimento di un ricorso proposto dagli stessi signori Di Gennaro contro il Comune di Trani e la Regione Puglia, non costituiti in giudizio.
Preso atto del mancato adempimento nei termini indicati dal giudice amministrativo, per via dell'inerzia delle amministrazioni intimate e provvedere entro 90 giorni dalla notificazione nell'ultima sentenza del Tar, il commissario ad acta nominato dallo stesso tribunale, assistito dal segretario generale Angelo Lazzaro, ha così provveduto a delineare la nuova pianificazione urbanistica dell'area in questione.
In particolare, il dottor Colacicco ha assunto come procedibile, per le aree identificate nella zona nella parte già destinata nel Piano urbanistico generale a zona residenziale di completamento speciale ad alta densità, la destinazione urbanistica corrispondente alla zona B18, vale a dire zona residenziale di completamento B.
Nell'ambito di tale area è consentito l'intervento edificatorio con altezza degli edifici non superiore a quella dei preesistenti e circostanti nell'ambito della zona omogenea, nonché il rilascio delle aree destinate a viabilità interne al lotto.
I proprietari, assistiti dall'ingegnere Ivo Vignola, hanno presentato la relazione paesaggistica, di compatibilità ambientale e geomorfologica. Da questa documentazione in merito alla quale, non sono pervenute osservazioni, risulta l'esclusione dalla Valutazione ambientale strategica, nonché l'assenza di vincoli idrogeologici e di ulivi monumentali o altri alberi su cui ricada un vincolo.
La delibera del commissario ad acta, pertanto, costituisce atto di formalizzazione della proposta di variante al Piano urbanistico generale del Comune di Trani in attuazione delle sentenze del Tar Puglia del 2010 e 2019.
In altre parole, l'area in questione nel vecchio Prg era considerata a standard e poi a vincolo caducato. Nel nuovo piano urbanistico generale era ricaduta parte nella zona B di completamento e parte nella zona Bsad di completamento speciale ad alta densità: quest'ultima rientra in un comparto e necessita di Piano urbanistico generale.
Poiché evidentemente si era trattato di un errore, non potendo essere l'area di due tipologie contemporaneamente, e peraltro essendo circondata da altre aree B, la proprietà aveva proposto ricorso al Tar chiedendo ed ottenendo che diventasse tutta area B.
A seguito dell’inerzia dell'Ufficio tecnico a predisporre la variante al Piano urbanistico generale è così arrivato il commissario ad acta con il suo procedimento: la proprietà adesso potrebbe effettuare un intervento edilizio diretto con un permesso a costruire e con piani che potrebbero variare da un minimo di 2 a un massimo di 6, decidendo nel frattempo come distribuire la volumetria del lotto.
“Il suolo è impegnato quasi interamente da un fabbricato composto da due piani fuori terra - si legge nella relazione paesaggistica dell’ingegner Lignola -, avente destinazione commerciale al piano terra e residenziale al piano superiore. Si tratta di un immobile la cui costruzione al piano terra può farsi risalire agli inizi del XX secolo, mentre il piano superiore, realizzato in epoca successiva, è databile intorno agli anni ’50, periodo in cui la città si espandeva oltre le vecchie mura. Il paesaggio urbano in questa zona è caratterizzato da fabbricati prevalentemente contigui con un’altezza dei corpi di fabbrica variabile dai 2 ai 6 piani fuori terra. il suono in oggetto ha una superficie di circa 720 metri quadrati, di cui parte ricade all'interno della superficie annessa relativamente al bene architettonico denominato Villa Monetti. Quest'ultimo, o meglio quel che ne resta – osserva il professionista -, riguarda un giardino da tutelare sul quale si appresta a sorgere un fabbricato ad uso residenziale. Dalla documentazione fotografica aerea risultano evidenti i segni degli interventi già eseguiti, che hanno completamente alterato la natura del suolo e, conseguentemente, del vincolo”.


