Utilizzare il Pta di Trani come ospedale Covid e fare appello al consiglio comunale affinché prenda una decisione da proporre alla Regione. Sono stati questi i punti salienti della conferenza stampa organizzata dal comitato per la riapertura dell’ospedale che in pochi giorni ha ottenuto ben quattromila adesioni spontanee.
«Perché usare ospedali da campo e strutture private e non l’ospedale di Trani per il quale sono stati usati milioni di denaro pubblico? Vogliamo continuare - spiega Emanuele Tomasicchio - a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su una questione vitale come l’ospedale. Il Pta di Trani ha una radiologia all’avanguardia e un pronto soccorso nuovissimo. Perché dare i soldi ai privati?».
Da qui le proposte inserite in un documento spiegato ai cittadini: «Qualcuno ha detto che riusare il Pta di Trani come ospedale Covid sia un’operazione pericolosa. Secondo noi, invece, è virtuosa, perché liberiamo gli altri tre ospedali del territorio che possono dedicarsi ai pazienti con altre malattie. Bisogna separare nettamente i percorsi, altrimenti gli ospedali diventano luogo di diffusione del contagio. Facciamo, quindi, appello all’assessorato alla Sanità affinché riesaminino la situazione; al consiglio comunale affinché prenda una posizione netta; ai dirigenti regionali affinché si facciano carico del grido di dolore e si propenda per privilegiare la sanità pubblica».
Presente all’incontro il professor Tommaso Fiore, ex assessore regionale alla Sanità: «Nella prima fase - spiega – l’ondata pandemica ci ha risparmiato, subendo danni non eccessivamente forti. In estate abbiamo avuto il tempo per prepararci alla seconda fase e per lavorare per mitigare contagi e mortalità. Invece, l’attività di tracciamento è stata bassa e anche per la mortalità è stato fatto molto poco. La Regione, quindi, è mancata nei due compiti principali».





