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Messa crismale, il vescovo di Trani cita don Tonino Bello e richiama il clero: «Siamo un presbiterio unico, no all'individualismo»

«Siamo un presbiterio unico e non possiamo lasciarsi lasciarci condizionare dalle iniziative di singoli». È questo il senso delle parole riecheggiate stamani in cattedrale, durante l'omelia della messa crismale, presieduta dall'arcivescovo Monsignor Leonardo D'Ascenzo.

Il presule, in quella che è la festa del clero diocesano, è sembrato puntare il dito sulle possibili distonie di taluni presbiteri rispetto agli orientamenti pastorali emanati e, forte di una conoscenza ormai profonda di tutte le realtà della diocesi, della quale è alla guida tre anni, è sembrato tracciare un bilancio nella direzione del raggiungimento di una sempre più forte unità.

Se poi, in questa analisi, rientrino anche le ultime polemiche relative ad alcuni riti liturgici della scorsa domenica delle Palme non è dato saperlo: monsignor D'Ascenzo non ha minimamente citato alcuno di questi, ma ha richiamato, in particolare, le parole di Gesù nella messa «In Coena Domini» ed il relativo commento delle stesse da parte di don Tonino Bello.

«Mettiamo in pratica con convinzione le parole di Gesù - ha detto il presule - che ascolteremo questa sera nella Messa in Coena Domini: “Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. Così le commentava don Tonino Bello: “… La prima attenzione, non tanto in ordine di tempo quanto in ordine di logica, dobbiamo esprimerla all’interno delle nostre comunità, servendo i fratelli e lasciandoci servire da loro… Ma prima ancora di coloro che ordinariamente stazionano fuori del cenacolo, ci sono coloro che condividono con noi la casa, la mensa, il tempio. Solo quando hanno asciugato le caviglie dei fratelli, le nostre mani potranno fare miracoli sui polpacci degli altri senza graffiarli. E solo quando sono stati lavati da una mano amica, i nostri calcagni potranno muoversi alla ricerca degli ultimi senza stancarsi”».

L'arcivescovo, a sua volta, commenta così: «Siamo un presbiterio. Uno, e non la somma o l’accostamento di tante persone o di vari gruppi! Per questo, ogni nostro pensiero, ogni nostro affetto, ogni nostro comportamento non possono che andare nella direzione di chi vuole rafforzarne l’unità. Mai indebolirla o minarla!».

Questa sera, sempre in cattedrale, alle 19.30, l’arcivescovo presiederà  la messa in Coena Domini, la celebrazione in cui si fa memoria dell'ultima cena consumata da Gesù, prima della sua passione, e si commemorano l'istituzione dell'Eucarestia e del sacerdozio ministeriale.

L'accesso in chiesa è condizionato all'uso della mascherina, all'igienizzazione delle mani e al controllo della temperatura, che deve essere inferiore a 37,5'. I posti in chiesa sono distanziati e regolamentati dal servizio d'ordine, che non ammette più persone rispetto alla capienza massima definita.

I presbiteri potranno, secondo quanto disposto dallo stesso presule, celebrare tale liturgia anche due volte (in linea di massima alle 18.30 e 20.30) sempre con accessi contingentati. Saranno omessi i riti della lavanda dei piedi e la riposizione solenne del Santissimo Sacramento, che resterà custodito nel tabernacolo.

Terminata quella, non saranno ammesse processioni ed altre forme di pietà popolare che comportino assembramenti e concentrazione di persone. Per il secondo anno consecutivo, dunque, niente pellegrinaggi fra i repositori delle chiese e, soprattutto a Trani, niente processione notturna della Madonna Addolorata.

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