Oggi i musulmani celebrano la cosiddetta “festa della rottura” che dura tre giorni a partire da quello successivo alla fine del periodo del Ramadan.
Abbiamo cercato di saperne qualcosa in più riguardo questa festività che accomuna oltre 600 cittadini che vivono nella nostra città. A spiegarci meglio questa ricorrenza è stato Ali Akli Mohammed, algerino da 30 anni a Trani. Abita nel centro storico, vicino alla chiesa ortodossa di san Martino, e lavora in una pizzeria della città.
«Oggi alle 7 - spiega - abbiamo pregato in piazza Sant’Agostino, eravamo tanti e non era possibile per le norme Covid entrare tutti nella nostra moschea. Quando finisce il Ramadan, nella tradizione algerina appena svegli iniziamo a preparare i dolci e il cous cous».
Infatti, quando arriviamo, sua moglie Amina è intenta a prepararlo. «Quando terminiamo la preparazione, andiamo dai nostri parenti a scambiarci gli auguri e i dolci».
Le prossime preghiere si volgeranno in moschea alle ore 13, 17, 20.05 e 21.50 (le preghiere obbligatorie sono Al-Fajr che si recita all'alba, Al-Dhur a mezzogiorno, Al-Asar a metà pomeriggio, Al-Maghrib al tramonto e Al-Isha quando cade la notte): «La preghiera, che viene fatta rivolgendoci verso città di La Mecca, è la prima che si incontra quando si apre il nostro libro sacro, il Corano». Prima di lasciarci Ali ci tiene a ricordare che «i musulmani non sono terroristi», ma, come i cristiani, sono molto legati al loro credo.
La comunità musulmana a Trani è composta da algerini, tunisini, nigeriani ma in gran parte da marocchini. E soprattutto nel centro storico della nostra città dimostrano di essersi ben integrati con la componente cristiana, ebraica e ortodossa: questo rende Trani una culla di religioni diverse che convivono anche a pochi metri di distanza.


