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Chiavi della città, così il Gup ha smontato l'abuso d'ufficio: «Si è fatto l'interesse del Comune di Trani»

«Non si può dire che non si sia agito nell'interesse del Comune di Trani». Così il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trani, Ivan Barlafante, in un passaggio all'interno delle 33 pagine delle articolate motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 9 aprile, ha dichiarato il non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste, per l'ipotesi di concorso in abuso d'ufficio nei confronti del sindaco, Amedeo Bottaro, dell'ex presidente società calcistica Vigor Trani, Michele Amato, del vice presidente, Alberto Altieri, dell'allora dirigente comunale del Settore sport, Leonardo Cuocci Martorano, del funzionario di quell'ufficio, Pasquale Ferrante, e dell'ex consigliere comunale, Diego Di Tondo.

Bottaro, Amato e Altieri restano imputati per i reati di concorso in peculato, insieme con l'altro dirigente di quel Trani, Michele Bellomo. Bottaro inoltre risponderà di falso insieme con il segretario generale dell'epoca, Carlo Casalino. Alla sbarra, nel processo in composizione collegiale che partirà il prossimo 27 ottobre, ci saranno anche l'ex presidente del Bari, Mino Giancaspro, ed imprenditore Emanuele Mosconi, presunto suo sodale, con le accuse, fra le altre di ricettazione riciclaggio autoriciclaggio e appropriazione indebita.

Il sostituto procuratore di Trani Franesco Aiello (subentrato alla collega Silvia Curione, nel frattempo trasferitasi a Bari), ipotizza che Giancaspro, in concorso con altri, abbia effettuato diversi apporti di denaro nelle casse del Trani, distraendo fondi da società a lui riconducibili, coltivando in realtà altri interessi sulla città per realizzarvi progetti imprenditoriali con la presunta compiacenza dell'amministrazione comunale, ventilati in alcune intercettazioni ma mai concretizzatisi.

Nel settembre 2016 il sindaco, Amedeo Bottaro, avrebbe chiesto a Giancaspro di intervenire finanziariamente in favore del Trani, per evitarne il tracollo sportivo e finanziario. Alla disponibilità di Giancaspro avrebbe fatto seguito una delibera di giunta, del 20 ottobre 2017, per l'affidamento in concessione dello stadio comunale in favore del Trani, in mano a Giancaspro tramite prestanome, in cambio di appalti in città.

Dal provvedimento del Gup sembra emergere uno scenario per cui, mentre sul fronte Bari il giudice ha sostanzialmente fatto proprie le ipotesi accusatorie del pubblico ministero, ritenendole sostenibili nel processo, con riferimento al proscioglimento dall'abuso d'ufficio dei vari imputati ha rilasciato delle articolate motivazioni che sembrano rappresentare, per gli interessati, una traccia importante in vista del giudizio, soprattutto con riferimento ai rappresentanti della pubblica amministrazione coinvolti nel procedimento.

Nella sua delibera contestata la giunta revocava tutti gli atti relativi alla procedura di affidamento in concessione del servizio di gestione dello stadio comunale in favore della Vigor: «Ciò per scongiurare - si legge nel provvedimento del Gup - che dall'inadempimento del Comune potesse sorgere un contenzioso con l'associazione sportiva per i danni subiti da quest'ultima, ed il Comune avrebbe rischiato di affrontare ben più rilevanti spese sotto forma di azioni legali».

Inoltre, secondo l'accusa, la direttiva impartita nella delibera dell'esecutivo avrebbe violato il principio della discrezionalità, ma per il Gup «deve ritenersi del tutto legittimo l'agire amministrativo della giunta, poiché la delibera non solo rientrava nel potere di revoca ma, in quanto atto di indirizzo, lasciava ampio margine di azione alla dirigenza nella successiva fase attuativa».

Quanto al concorso in abuso d'ufficio fra Bottaro, Amato e Altieri, l'affidamento diretto della custodia dello stadio in favore del Trani avvenne correttamente poiché di importo inferiore ai 40.000 euro. «Tale soluzione - dà atto il Gup - consentiva anche di evitare il fisiologico abbandono delle strutture con evidente aggravarsi dei costi, circostanza che rientra nell'esercizio normale dell'agire amministrativo mediante scelte discrezionali, come evidenziato anche dal Consiglio di Stato in una sentenza del 2016, riguardante una piscina comunale. Analogamente, per quanto riguarda lo stadio di Trani, «era legittimo il ricorso all'affidamento diretto temporaneo dell'impianto - scrive il Gup - per scongiurarne il degrado».

Per quello che concerne  quanto il capo di imputazione riguardante Cuocci Martorano, Ferrante, Amato, Altieri e Di Tondo il Gup entra nel merito delle somme erogate evidenziando «l'infondatezza del dell'assunto accusatorio. La parte tecnica non solo si imitava a dare attuazione a quanto deliberato dalla giunta ma, nel suo ristretto ambito di discrezionalità, perseguiva comunque gli interessi della pubblica amministrazione. Inoltre è opportuno evidenziare - pone in risalto il Gup - che anche nel successivo affidamento in favore del soggetto di soggetto diverso dalla Vigor, l'Associazione sportiva dilettantistica Apulia, è prevista la somma mensile di 6.100 euro, sulla base di una determinazione dirigenziale del 14 dicembre 2018, che è più alta di quello dell'affidamento temporaneo del 2017».

In buona sostanza, «la scelta di procedere ad un affidamento temporaneo e non direttamente a quello definitivo, veniva giustificata sia dalla necessità di consentire alla squadra di calcio di ultimare la stagione calcistica in corso, sia alla pubblica amministrazione lo svolgimento della nuova procedura di gara». Diversamente, «non solo la squadra non avrebbe potuto portare a termine il campionato ma, ancora peggio, per più di un anno lo stadio comunale sarebbe rimasto abbandonato, con evidenti conseguenze sul piano delle ingenti spese che l'amministrazione si sarebbe trovata ad affrontare per la ristrutturazione e organizzazione della successiva stagione sportiva».

Infine, per quanto riguarda il ruolo dell'ex consigliere comunale Diego Di Tondo, il Gup riporta una intercettazione telefonica di una conversazione con il presidente del Trani, Michele Amato che sembrerebbe tradire un ruolo di intermediazione del consigliere fra il sodalizio e il dirigente, per favorire gli interessi del primo a discapito dell'ente locale.

La ricostruzione del Gup, invece, è favorevole a Di Tondo poiché, dal contenuto e tono della telefonata, esprime «la volontà di risolvere le questioni sospese tra il Comune e la società sportiva. L'intera conversazione era quindi incentrata sulla volontà del consigliere di sollecitare un accordo fra le parti, in ragione proprio del delicato equilibrio esistente fra esse. L'intento meritorio di Di Tondo era suggerire un componimento bonario della vicenda».


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