Molti imputati presenti, qualche incrocio di sguardi fra alcuni di loro e i testi, nessun saluto. In questo clima si è svolta l'udienza fiume odierna del processo Sistema Trani, in corso di svolgimento nell'aula di Corte d'Assise del Tribunale di Trani, nato dall'inchiesta che condusse agli arresti di amministratori e funzionari del Comune fra 2014 e 2016.
Ad aprirla Luigi Mondelli, infermiere in pensione. Suo figlio Pasquale, oggi disoccupato, all'epoca dei fatti lavorava per la cooperativa La rosa blu, che svolgeva il servizio di raccolta dei cartoni per conto di Amiu. Mondelli junior aspirava ad essere assunto dalla Trasmar, che rilevò il servizio, in ragione della clausola sociale.
Il coinvolgimento del padre, secondo quanto da lui riferito in aula al Pubblico ministero, Marcello Catalano, «nasce da una telefonata con il sindaco Luigi Riserbato (imputato nel processo), che volle incontrare il dottor Antonio Lovecchio per salutarlo».
Mondelli assisteva il compianto giudice, già malato, e l'incontro avvenne a casa del magistrato, che in quella occasione «segnalò a Riserbato - ha detto in aula Mondelli - l'anomalia della posizione di mio figlio, paragonabile a quella di sua figlia in un'altra cooperativa».
Successivamente Mondelli si recò a Palazzo di città per incontrare il sindaco, ma all'incontro si presentò Antonello Ruggiero (imputato), Amministratore unico di Amiu, affermando che quanto accaduto a casa del dottor Lovecchio avrebbe infastidito il sindaco.
Mondelli era un elettore di Corrado e sostiene che la mancata assunzione del figlio sia dipesa proprio da quella circostanza. E Ruggiero, in quell'occasione, gli avrebbe detto testualmente: «Qui comandiamo noi».
In un successivo momento si tenne un nuovo incontro fra Riserbato, Mondelli padre e Nicola Damascelli (consigliere comunale dell'epoca ed imputato) e Corrado, già in rotta con la maggioranza di cui fa parte. Damascelli promise allora di sistemare tutto, «ma invece non successe nulla - riferisce Mondelli - e noi siamo stati visti da quel momento come degli appestati».
Ed in una intercettazione parla di "voto di scambio", ma in aula non riesce ad argomentare fino in fondo: «Al posto di mio figlio furono assunti supporter di altri. Chi? Non lo so, non ho più seguito».
Il primo controesame è stato di Mario Malcangi, difensore di Antonello Ruggiero. «Non conoscevo Ruggiero - ha risposto Mondelli alle sue domande - e non ricordo se mi abbia parlato con toni duri. Non ho mai consultato un sindacato per accertare l'esistenza della clausola sociale, né sono mai andato alla Trasmar per perorare la causa di mio figlio».
E l'avvocato Michele Laforgia, anch'egli difensore di Ruggiero, gli ha richiamato un verbale di interrogatorio in cui Mondelli afferma che «la mia minaccia era sempre costante». Ma Mondelli replica: «Io non ho mai minacciato nessuno in vita mia». E ribadisce: «Ruggiero mi disse che Corrado osteggiava i provvedimenti che loro portavano avanti».
L'avvocato De Feo, difensore di Nicola Damascelli, ha insistito sul perché sia lui, sia suo figlio, non si fossero mai rivolti alla Trasmar o ad altri per così tanto tempo dopo il suo licenziamento: «Non mi sono mai interessato della questione, mi trovo qui solo per quella telefonata per andare a trovare il dottor Lovecchio». E conclude: «Nessuno mi ha mai chiesto il voto per sistemare la questione di mio figlio».
Per le difese, un esito finale di controesame ritenuto più che soddisfacente.
Cambio di teste ed ecco accomodarsi in aula Beppe Corrado, consulente aziendale, consigliere comunale e provinciale in carica nel centrosinistra. All'epoca dei fatti era consigliere comunale e provinciale del Pdl, che sostenne il candidato sindaco del centrodestra Luigi Riserbato.
«La mia amicizia con Gino Mondelli è di lunga data - ha esordito -, anche perché amico di famiglia. Suo figlio Pasquale lo conobbi dopo, quando mi fu chiesto un aiuto per trovargli un lavoro: mi adoperai per farlo entrare nella cooperativa La rosa blu. Nel 2013 Pasquale mi avvisò della perdita del posto di lavoro a seguito dell'avvento della nuova cooperativa, ma non volli espormi più di tanto perché già il mio rapporto con la maggioranza era diventato critico. E consigliai a Mondelli padre di interfacciarsi con il sindaco e gli altri. Mi trovai presente ad un incontro in sala giunta e non dissi nulla, perché Damascelli ed altri gli promisero che la questione si sarebbe risolta. A me premeva la vicenda umana soprattutto, ero convinto del fatto che esistesse la clausola sociale ma così non fu. Consigliai a Mondelli di rivolgersi ad un avvocato, di certo con la Trasmar non ho mai parlato».
Sullo sfondo c'è lo scenario politico: dopo l'azzeramento dei dirigenti Corrado prende le distanze da Riserbato e ne diventa un oppositore, passando a settembre 2013 nel Nuovo centrodestra. E riferisce che «la non assunzione di Pasquale Mondelli dipese dalla mia situazione politica conflittuale. Cercai di rappresentare il problema al sindaco e al consigliere Damascelli, chiedendo loro che si mettessero una mano sulla coscienza per la vicenda umana del ragazzo, che non poteva pagare con la perdita del lavoro la mia uscita dalla maggioranza. Se il problema ero io, era ingiusto prendersela con quel ragazzo».
E sempre rispondendo al Pm, Corrado riferisce che «non condivisi mai la nomina di Ruggiero in Amiu, perché non lo ritenevo all'altezza del compito. Se proprio il sindaco avesse voluto premiarlo per la sua vicinanza politica, avrebbe potuto nominarlo in Amet. Ma Ruggiero era il suo braccio destro politico, a differenza di Peppino Di Marzio (imputato, ndr) che, nonostante fosse il commissario del Pdl, non aveva gran peso politico in quella maggioranza. Damascelli? Mondelli si rivolse a lui per il gran consenso elettorale che aveva riscosso. Mi scosse molto la notizia dell'incendio del suo capannone e ricordo un suo intervento in consiglio comunale in cui manifestò tutta la sua amarezza, anche perché si era sentito lasciato solo».
Nella seconda fase dell'esame il Pm ha chiesto a Corrado informazioni sulla gara per la vigilanza degli immobili: «La vinse la Sicurcenter sulla Vigilanza notturna - ha ricostruito il teste - e il presidente della Vigilanza, Vincenzo Giachetti, mi riferì di avere ricevuto una richiesta di tangente, ma non mi disse da chi».
Capitolo Maurizio Musci (ex consigliere comunale del Pdl, imputato): «Era il capogruppo del mio partito, il Pdl - risponde Corrado -. Era alla sua prima esperienza in consiglio ed aveva un rapporto stretto con il vice sindaco Di Marzio. Si dimise poco dopo perché si sentì ad un certo punto inadeguato di fronte ai problemi del partito, sotto stress e vedeva che l'attività politica si stava ripercuotendo sul suo lavoro di avvocato. Mi rappresentò il fatto che Di Marzio lo aveva venduto politicamente e gli aveva fatto fare cose che non doveva fare, ma ho mai saputo quali cose».
L'avvocato Daloiso, difensore di Vincenzo Giachetti, parte civile in questo filone del processo ed imputato nell'altro, ha chiesto lumi in merito all'incontro in cui il presidente della cooperativa gli riferì di essere stato oggetto di una richiesta di tangente: «A me Giachetti non disse chi gli avesse chiesto la tangente - ha risposto Corrado -, ma poi venni a sapere che Giachetti avrebbe detto ad altri che l'autore della richiesta di tangente era Musci. Con Musci ne parlai dopo diverso tempo, ma lui mi disse che erano tutte sciocchezze».
E sulla Sicurcenter, Corrado ha confermato i suoi dubbi su quella società, «che già lavorava per Amiu e pare non pagasse i dipendenti - ha detto in aula -, ma era sponsorizzata da Riserbato e Ruggiero. E Riserbato mirava al controllo delle assunzioni e puntò anche, invano, a sostituire Giachetti in seno alla presidenza della cooperativa».
Malcangi ha ricordato a Corrado che «a gennaio 2013 il bando che poi fu vinto dalla Trasmar era cambiato e la clausola sociale era scomparsa: la lamentela di Mondelli arriva solo a ottobre 2013 ed è singolare che nessuno sapesse del cambio del bando, continuando a fare leva su una clausola inesistente».
Il collega Laforgia ha portato Corrado a chiarire che «Mondelli fu fatto fuori dall'amministratore di Amiu» e di essersi adirato con il sindaco «per un gesto ignobile», ma su questa circostanza i ricordi di Corrado non sono parsi precisi come per altre. Ed ancora, in Amiu fu spiegato a Corrado che la scelta di escludere Mondelli fu della Trasmar, «ma lei - ha fatto notare Laforgia - andò a protestare dal sindaco e non si comprende a quale titolo».
L'avvocato De Feo, a sua volta, ha richiamato una telefonata fra Corrado e Damascelli in cui Corrado scaricherebbe Mondelli, «perché ormai non posso fare più nulla».
E l'avvocato Domenico Di Terlizzi, difensore di Di Marzio, nel suo controesame, ha chiesto e sostanzialmente ottenuto da Corrado di confermare l'inizio della fonoregistrazione del suo interrogatorio da parte del pubblico ministero Michele Ruggiero, che gli avrebbe anticipato in apertura dello stesso una imminente serie di arresti. Tale circostanza, non contenuta invece nella trascrizione, sembrerebbe confermare la tendenza da parte di quel magistrato, più volte evocata soprattutto da quel legale, a condurre gli interrogatori in maniera giudicata discutibile.
Gli anni passano, gli interrogatori del Pm Michele Ruggiero sono sempre più lontani nel tempo e, in misura direttamente proporzionale, aumentano i «non ricordo» e, nel migliore dei casi, i «potrebbe essere». E si accresce, anche, la sensazione che molte delle cose dichiarate, oggi come ieri, siano frutto di valutazioni e non conoscenze certe e/o prove.
Certo, il processo Sistema Trani è ancora lungo e manca ancora l'escussione degli imputati, ma quello che sta emergendo dalla sfilata dei testi renderebbe il risultato della partita sempre più incerto.
Intanto il Pm Catalano ha chiesto ed ottenuto l'escussione di Pasquale Mondelli come teste: avverrà nell'udienza del 17 giugno. Nella prossima, del 3 giugno, saranno ascoltati altri testimoni.
